"Eluana, sentenza inaccettabile"

Duro monito del Vaticano contro la <a href="/a.pic1?ID=213637" target="_blank"><strong>decisione della Cassazione</strong></a>. L'Osservatore Romano: &quot;Nessun esperto può dichiarare l’irreversibilità della condizione di stato vegetativo&quot;

Città del Vaticano - Com'era facilmente prevedibile la Chiesa fa sentire la sua voce sulla delicata questione di Eluana Englaro, la ragazza che da quindici anni vive in coma e per la quale si è aperta una spinosa battaglia legale per ottenere, dal tribunale, l'autorizzazione a "staccare la spina". La posizione della Santa Sede, ovviamente, è a difesa della vita, in ogni sua forma, a qualunque condizione, senza se e senza ma. E anche in questo caso arriva l'altolà della Chiesa ad ogni ipotesi di apertura verso l'eutanasia, anche se nel caso di Eluana qualcuno dice che sarebbe meglio parlare di interruzione dell'accanimento terapeutico.

"Dalla Cassazione una sentenza orientata al relativismo": questo il titolo scelto dall'Osservatore Romano nell’articolo dedicato alla sentenza sul caso Eluana Englaro. Per il quotidiano d’Oltretevere le "premesse" della Suprema Corte "appaiono evidentemente confutabili". "Nessun esperto - chiosa il quotidiano vaticano - potrebbe, allo stato attuale, dichiarare l’irreversibilità della condizione di stato vegetativo, se non in base ad una scelta puramente soggettiva". "Sulla volontà di Eluana, poi - prosegue - l’arbitrarietà appare palese. La dichiarazione di un momento non può evidentemente essere presa a parametro per presumere la volontà di una persona riguardo a scelte come quelle che riguardano la contrarietà o meno ad un trattamento che fra l’altro si pone al limite fra terapia e nutrizione".

Betori: "La vita va difesa sempre" Nell’articolo l’Osservatore cita il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, che ieri "pur non entrando nel merito della vicenda", ha ricordato che la "vita va difesa sempre. In ogni suo momento, si può aggiungere, poiché - conclude la nota - sulla vita stessa, e sulla sua interruzione, nessun uomo ha alcuna signoria".

Università Cattolica: "Negato il valore della persona" Teorizzare "l’abbandono assistenziale di una persona soltanto perché non ha più attività conoscitive, privandola dell’alimentazione e dell’idratazione, è una scelta moralmente inaccettabile quanto l’eutanasia e l’abbandono terapeutico". Adriano Pessina, direttore del centro di Bioetica dell’Università Cattolica, commenta così la sentenza della Cassazione. "La vita umana coincide con la persona stessa, e abbassare il livello di tutela della vita umana significa abbassare il livello di tutela delle persone, specie di quelle che maggiormente hanno bisogno della solidarietà sociale".

La Convenzione europea del 1997 Anche l'Unione europea si è occupata, in passato, del delicato tema dell'eutanasia con particolare riferimento ai diritti e alla dignità del malato. Il consenso libero e informato del paziente all’atto medico è un diritto fondamentale del cittadino europeo. A stabilirlo è la Convenzione di Oviedo firmata il 4 aprile del 1997 ma non ancora completamente ratificata in Italia, mancano infatti i decreti attuativi. Il parlamento italiano ha approvato la legge di ratifica nel marzo 2001 e entro sei mesi il governo avrebbe dovuto adottare i decreti, ma il termine è scaduto ed è stato spostato al 31 luglio 2003, l’ultima delega al ministro della Salute per approvare i decreti è scaduta il 31 luglio scorso. Ora si attende un provvedimento ad hoc, secondo quanto emerso nella seduta del 3 ottobre della commissione Sanità di Palazzo Madama, per votare ancora una volta la delega al Governo.
L’urgenza della ratifica completa della Convenzione è stata più volte sollevata dall’europarlamentare radicale Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni. E ieri la stessa sentenza della Corte di Cassazione sul caso Eleuana Englaro ha tirato in campo Oviedo. La Carta "non è stata a tutt’oggi ratificata in Italia" si legge nella sentenza. "Ma - prosegue il testo - da ciò non consegue che la Convenzione sia priva di alcun effetto nel nostro ordinamento".