«Eluana è viva, e non per suo padre Ma è Beppino Englaro che non c’è più»

Scrivo da Deiva Marina. Ho letto l'articolo di Nino Materi sul viaggio di 6 ore che il dottor Amato De Monte ha fatto da Lecco a Udine con Eluana Englaro e sono rimasta devastata a mia volta, specialmente per le parole finali di De Monte. Ho pensato che la questione cruciale non è la morte ventura di Eluana ma quella passata di suo padre Peppino: 17 anni fa Eluana è entrata in coma, ma è rimasta viva mentre suo padre non è entrato in coma, ma è «morto». Chi ha perso un figlio sa che quando il figlio scompare, il genitore «cessa di vivere» insieme a lui, ma qui sta avvenendo il contrario: il padre ha smesso di vivere e cerca di portarsi dietro la figlia, che sarà intubata, sarà in stato vegetativo, sarà un corpo inerte e insensibile, ma è attaccata alla vita e a quel esile spirito che soffia in lei, e se verrà nutrita potrà vivere. Peppino Englaro, invece, ormai è una salma, la malattia della figlia lo ha ucciso e da quel giorno di gennaio del 91 non cerca altro che di «finirla» questa situazione; ma non può, perché è morto, deve farlo fare a qualcun altro ed è questa la sua ossessione, altro che la «perseveranza nel cercare di esaudire la volontà della figlia». Peppino Englaro pensa di essere l'amorosa mano che apre la gabbia dov'è tenuta prigioniera la sua adorata figlia, ma io vedo solo una mano scheletrita che esce dal sepolcro, ghermisce l'inerme passerotto e se lo trascina nell'abisso; non provo nessuna pietà per lui, se lo incontrassi gli urlerei qualsiasi cosa, ma grazie al cielo non lo vedrò mai. Eluana morirà, su di lei si spegneranno le luci e i dibattiti, il tempo le restituirà la dignità che la morte violenta le ha strappato, e suo padre? Verrà il giorno (come dice Frà Cristoforo) che si renderà conto di quello che ha fatto e allora che Dio lo assista.