Elvira Torrentallè & C.

Si tratta di un gruppo di ventidue suore Carmelitane della Carità della diocesi di Valencia, uccise dagli anarco-comunisti nel 1936 in Spagna. I loro nomi: Elvira Torrentallè, Rosa Pedret, Maria Calaf, Desamparados Giner, Francisca de Amézua, Teresa Chambò, Agueda Hernandez, Dolores Vidal, Marìa de la Nieves Crespo, Niceta Plaja, Daria Campillo, Antonia Gossens, Paula Isla, Maria Consuelo Cunado, Erundina Colino, Feliciana de Uribe, Candida Cayuso, Clara ezcurra, Maria Concepcion Odriozola, Justa Mayza, Concepcion Rodriguez, Ascension Lloret. Vennero fucilate in località El Saler. Una di loro era molto anziana e i miliziani quasi quasi l’avrebbero mandata libera, ma ella volle restare con la sua superiora. Un’altra riconobbe nei fucilatori il padre di una sua alunna lo ringraziò per averle garantito il cielo. Una era di nazionalità catalana e i miliziani discussero se non fosse stato il caso di lasciarla andare, ma lei troncò ogni discussione dicendo che non si sarebbe mossa. Alcune di loro avrebbero potuto trovare rifugio in famiglia ma preferirono restare al loro posto e affrontare la morte. Una, particolarmente carina, fu oggetto di attenzioni da parte di un miliziano che le propose la libertà e la vita se avesse accettato di ricambiarlo: quel miliziano fu mandato a quel paese in bei modi. Una era una cuoca. Una, infermiera. Una, sacrestana. Una semplicemente stirava. Una chiese di essere uccisa per ultima per poter confortare le consorelle. Una morì gridando: «Viva Cristo Rey!». Cosa aveva da guadagnare la rivoluzione, con l’assassinio di queste donne?