«Emanuele vuol fare un partito. Bisogna fermarlo»

Massimo Malpica

da Roma

Ai Savoia «italiani», dopo il lungo esilio, le faccende della Repubblica interessano eccome. Nelle migliaia di pagine dell’ordinanza, oltre alle intercettazioni delle conversazioni che secondo i magistrati potentini sono relative al presunto «sodalizio criminale» (per l’ottenimento di nulla osta per i videopoker dai Monopoli di Stato e per gli altri «affari» in Italia e all’estero) spuntano chiacchierate nelle quali il «principe» Vittorio Emanuele parla un po’ di tutto, dalla politica allo spettacolo, e commenta gli eventi di attualità. Tra l’altro preoccupandosi delle ambizioni del figlio, Emanuele Filiberto, che sembra intenzionato a scendere in campo (e che aveva battezzato a settembre 2005 l’associazione «Valori e Futuro»). Una decisione che Vittorio Emanuele non condivide, anche per motivi economici, come si comprende dalla trascrizione di una telefonata immediatamente successiva alle ultime consultazioni politiche tra l’erede di Umberto II e Sergio Boschiero, segretario nazionale dell’Unione monarchica italiana.
«SONO SULL’ISOLA DEI FAMOSI»

È il 12 aprile scorso, e per cominciare Boschiero chiacchiera con Marina Doria del responso delle urne («un disastro», sospira la principessa, «troppa estrema sinistra dentro», replica il monarchico) e dei papabili per il Quirinale, per il quale Boschiero azzecca il pronostico: «La sinistra - dice - potrebbe tentare di mettere un candidato che potrebbe essere Napolitano». La Doria si lamenta pure della vittoria dei socialdemocratici in Svizzera, e poi passa la cornetta a Vittorio Emanuele. Che esordisce ridendo: «Sa dove sono io? Sono all’isola dei famosi perché sono completamente isolato». Boschiero non capisce, e il re mancato quasi lo rimprovera: «Non ha letto l’ultimo Novella 2000?». Vittorio Emanuele se la prende con «quel cretino di Amedeo», lamentandosi del comportamento degli altri rami della famiglia, dopodiché il discorso vira sulla politica. Anche qui si comincia dal Quirinale, con il Savoia che ricorda l’incontro con Ciampi di gennaio 2005 per il rientro delle salme della ex famiglia reale e si interroga sui possibili interlocutori istituzionali.
VE: Io ho parlato un’ora e quaranta sa, con lui! B: Sì, ma con voi è stato molto affabile. VE: Ma... siamo a posto lo stesso perché adesso... basta. Ma adesso è che non potremo andare a parlare da chi? Non c’è più... non c’è più Governo. B: Ma per ora niente.
NO AL PARTITO DEL PRINCIPE

I due discutono anche della nomina a Cardinale di Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, il «nostro amico» come lo chiama il Savoia. Boschiero osserva che «il Papa è stato finissimo perché poi gli ha fatto il conferimento del berretto cardinalizio il giorno in cui era stato ucciso il papà alle Fosse Ardeatine», e Vittorio Emanuele replica: «Dunque, vede, si intendono molto bene. Andiamo avanti molto bene». Poi, ecco le ansie per il «movimentismo» del figlio.
VE: Bisogna sconsigliare a Emanuele. B: Sì. VE: ...ma sa che testa ha lui? B: Sì, mi dica, mi dica. VE: Bè, ma non le ho detto niente, eh! B.: No no, assolutamente. VE: Di... di voler creare un partito. Lei è d’accordo con me? B: Sì, anch’io penso adesso no. VE: Ma adesso no... B: Non c’è la condizione. VE: ...(incomprensibile) che andar nel casino! B: non si può mai dire mai, ma anche se c’era. VE: no... B: ...(incomprensibile) il momento giusto, ecco. VE: Ma adesso no. B: Adesso no. VE: Sì, poi costa un partito? B: sì, sì. VE: Costa, costa caro. B: Ha fatto questa esperienza adesso ma... così. C’ha avuto per lui l’utilità che si è fatto coraggio, ha parlato in pubblico senza leggere, con un bel tono di voce. Mi hanno detto che ad Avellino è stato bravissimo. VE: No, è bravissimo! Sì, veramente. E poi piace a tutti.
Boschiero, infine rassicura il Savoia che il «gradimento» concesso da Emanuele Filiberto alla Dc di Rotondi non è stato compromettente, nonostante il risultato delle elezioni.
B: Poi ha appoggiato una componente della maggioranza piccola, non molto estesa. VE: Sì. B: Per cui anche il danno che ne può essere derivato è minimo.
Vittorio Emanuele parla anche degli equilibri internazionali. E si dimostra preoccupato da una possibile svolta militare nella crisi nucleare iraniana con l’intervento di americani o israeliani, come paventato da Boschiero. «Per l’amor di Dio!», esclama il Savoia, «che non lo facciano perché sennò succede veramente un casino qui, eh!». E infine, prima di congedare l’interlocutore, rimandandolo alla sua prossima visita a Roma (per incontrare il cardinal Sodano), Vittorio Emanuele osserva nostalgico: «Ecco, vede, se avessero lasciato lo Scià in Iran non sarebbe successo».
Massimo Malpica