Embrioni e Ru 486: l’Unione si divide

La maggioranza di centrosinistra alla Regione è sempre più divisa: dopo le prese di distanza della Margherita sul piano di rientro del deficit sanitario, ora è la Ru486 a provocare una nuova rottura. Il consigliere della Margherita e presidente della commissione sanità Francesco Dalia ha una posizione opposta a quella dell’assessore alla Sanità Augusto Battaglia che nelle settimane scorse aveva annunciato di accogliere l’indirizzo favorevole all’utilizzo della pillola Ru486 indicato dal ministro alla Salute Livia Turco. «La pillola - ha spiegato Dalia - non farebbe altro che aumentare il numero di aborti. Si tratta di una scorciatoia che svilisce il ruolo dei consultori, che invece vanno rafforzati e migliorati. I consultori non sono hotel o luoghi nefasti, ma posti in cui la donna deve trovare aiuto e consigli. È necessario che vi ci siano oltre alle alte professionalità anche tutte quelle associazioni che rappresentano le diverse sensibilità della nostra società». Ma il presidente della commissione sanità si schiera contro la maggioranza di cui fa parte anche sulla mozione sulle cellule staminali embrionali presentata ieri alla Pisana dal centro-sinistra che, se approvata, impegnerà il presidente Marrazzo e la sua giunta a chiedere al governo il ritiro della firma all’adesione dell’Italia alla «dichiarazione etica» europea. «Rappresenta - ha concluso Dalia - una provocazione semplicistica che forza un dibattito puramente etico». Le reazioni, ovviamente, non si sono fatte attendere. «Basta con questa abitudine, davvero troppo diffusa, di esternare pareri a raffica, senza cercare una posizione unitaria, che rappresenti la maggioranza. In particolare - dicono le consigliere della maggioranza Luisa Laurelli e Anna Maria Massimi (Ds), Maria Antonietta Grosso (Pdci), Anna Pizzo (Prc) - giudichiamo molto gravi le parole del consigliere Dalia sulla pillola abortiva. Una posizione che, di fatto, lo pone fuori dalla maggioranza. La sperimentazione della Ru 486 è un fatto di civiltà, si tratta soltanto di un mezzo per rendere meno traumatico per le donne un evento drammatico come l’aborto. Ci chiediamo come si possa legare questa sperimentazione a un ipotizzato aumento del numero delle interruzioni volontarie di gravidanza. E ci chiediamo come si possa riproporre, in sostanza, la presenza nei consultori delle associazioni anti-abortiste. Non solo Dalia non rappresenta la posizione della maggioranza, ma le sue parole sono contro le donne, contro decenni di lotte che, francamente, speravamo fossero ormai patrimonio comune. Preferiremmo discutere di come rafforzare i consultori, di come dotarli delle risorse necessarie». A difendere Dalia ci pensa Stefano De Lillo (Fi): «Civiltà è non usare donne ed embrioni come cavie: il nostro deciso no alla sperimentazione della Ru486, motivato dalla pericolosità del farmaco e dalla vanificazione che dal suo uso deriverebbe del ruolo dei consultori, è un no in difesa della vita e della dignità della persona. Al presidente Dalia riconosciamo il coraggio dell'onestà intellettuale in una battaglia che vede contrapposte, prima che le idee e le opinioni, metodo scientifico e pensiero giuridico da una parte e pregiudizio ideologico dall'altra».