Embrioni, la Margherita prova a isolare i Ds

Ma i Verdi e la Rosa nel pugno si schierano con Fassino

da Roma

Chiedono il dialogo. Poi quando la Cdl glielo propone, immediato arriva il no. È accaduto anche ieri di fronte alla proposta lanciata da Giulio Tremonti. L’idea dell’ex ministro dell’Economia è quella di correggere «insieme» la riforma della Costituzione dopo un sì affermativo al referendum. Ma l’Unione lascia cadere: prima del voto, non se ne parla. Dopo un no, forse, chissà. Certo, nemmeno nella Cdl abbonda l'entusiasmo per le argomentazioni del vice presidente della Camera: accanto alle poche dichiarazioni di sostegno, come quella di Roberto Calderoli, ci sono vere e proprie prese di distanza, a cominciare dall'Udc.
Tremonti, in un'intervista al Corriere della Sera, propone una mozione parlamentare «aperta» dei due schieramenti con la quale si dovrebbero indicare, prima del voto, gli elementi da cambiare e gli strumenti per farlo. In ogni caso, raccomanda, bisogna votare sì al referendum per non chiudere definitivamente la porta alle riforme. Il centrosinistra comunque non contesta il principio di affrontare le riforme con maggioranze più ampie possibile. Ma il no a Tremonti è inequivocabile e coinvolge anche lo stesso presidente del Consiglio. Il premier non si è espresso ufficialmente ma in ambienti della maggioranza a lui vicini si pensa che l'ex ministro dell'Economia stia cercando una propria strada per rientrare nel gioco, prospettando una mediazione e cercando così una sponda nel centrosinistra per trovare poi spazi e visibilità nella sua coalizione.
«Non credo che la Costituzione sia immutabile», ma una riforma non deve essere come quella proposta dalla Cdl: per questo l'impegno dei Radicali e della Rnp deve essere «per il no al referendum e per un’apertura ad un'altra riforma», commenta Emma Bonino. Per Clemente Mastella «bisogna impegnarci a dire no al referendum, sottolineando però che è comunque sbagliato fare riforme a maggioranza». Alfonso Pecoraro Scanio avvia la campagna dei Verdi per il no chiarendo che «bisogna evitare la distruzione della nostra Costituzione e partire subito con una riforma seria». «Le riforme si devono fare in maniera condivisa, non per accontentare i leghisti di turno», taglia corto Antonio Di Pietro, confermando anche lui la ferma convinzione sul no.
Pierluigi Castagnetti considera «irrealistica una mozione comune». Per Franco Bassanini «la parola ora è ai cittadini, Tremonti è fuori tempo massimo». Sulla stessa linea il presidente della regione Campania Antonio Bassolino che chiama al voto «per la battaglia più importante tra quelle combattute finora».
Roberto Calderoli definisce invece «assolutamente interessanti» le parole di Tremonti, e sottolinea la necessità che le correzioni siano successive al sì. «La proposta di un patto tra i poli per avviare il dopo-referendum è ispirata a saggezza e buonsenso» osserva Osvaldo Napoli (Fi). Invece, gli esponenti dei Riformatori Liberali, Peppino Calderisi e Marco Taradash, chiedono polemicamente se i leader della Cdl «siano già rassegnati a una pesante sconfitta». E anche il capogruppo dei senatori Udc Francesco D'Onofrio affossa l’offerta dell'ex ministro dell'Economia: «Non credo che sia possibile un’intesa preventiva».