Emendamenti in bianco: assolti Albertini e De Corato

Per i giudici il fatto non sussiste. Condanna solo per il funzionario che firmò gli atti. Il vice-sindaco: «Ho passato tre anni terribili»

Assoluzione aveva chiesto il pubblico ministero, e assoluzione è stata. Si chiude così la vicenda dei cosiddetti «emendamenti in bianco», che aveva portato sul banco degli imputati - oltre a quattro consiglieri comunali e un funzionario di Palazzo Marino, quest’ultimo l’unico ad essere condannato - anche l’ex sindaco Gabriele Albertini e il vicesindaco Riccardo De Corato. Secondo i giudici, infatti, «il fatto non sussiste».
Albertini e De Corato erano accusati di falso ideologico, tentato falso materiale e tentato abuso d’ufficio in relazione alla presentazione di 92 emendamenti sulla delibera relativa al bilancio preventivo 2003 del Comune. Secondo l’ipotesi formulata inizialmente dalla Procura, i moduli sarebbero stati compilati dalla maggioranza il 13 marzo di tre anni fa solo dopo aver letto quelli della minoranza. «Un modo - aveva scritto il giudice per le udienze preliminari Giovanna Verga - per respingere il ritenuto ostruzionismo degli avversari politici». Di diverso parere, invece, i giudici della decima sezione penale del Tribunale. Assolti - così come già aveva proposto lo stesso pubblico ministero Tiziana Siciliano lo scorso 3 ottobre, ribadendo la richiesta di archiviazione dell’inchiesta avanzata nel 2005 - anche i consiglieri della maggioranza Riccardo Albertini, Giovanni Testori (ex capogruppo Udc), Vincenzo Giudice (all’epoca presidente del Consiglio uscente), e Carlo Masseroli (consigliere di Forza Italia).
L’unica sanzione, invece, riguarda Vitaliano Berton, il funzionario di Palazzo Marino che materialmente registrò, numerò e timbrò gli emendamenti: assolto per il reato di abuso d’ufficio, è stato invece condannato per falso a 1 anno due mesi (pena sospesa e non menzione). E, in attesa delle motivazioni della sentenza (che saranno depositate tra novanta giorni), il legale di Berton - l’avvocato Franco Rossi Galante, che si dice «amareggiato» per la decisione che i giudici hanno preso nei confronti del suo assistito - annuncia ricorso in appello.
«Dall’inizio di questa vicenda - commenta De Corato - mi sono imposto il silenzio, pur trascorrendo tre anni non facili». E il riferimento è anche «al numero imprecisato di servizi televisivi e di stampa che mi avevano già condannato». «Ma io - prosegue il senatore di An -, come l’ex sindaco Albertini, non chiederò a costoro di domandarmi scusa, ma di riflettere su quanto è accaduto in questa vicenda». Incluso chi, «al fine di trarre un vantaggio politico, si è costituito parte civile nel processo». «Ho sempre avuto fiducia nella magistratura giudicante - conclude De Corato -. L’assoluzione con formula piena conferma che avevo ragione».