«Gli emendamenti della sinistra faranno saltare i conti pubblici»

da Roma

Presidente Schifani, oggi inizia l’iter della Finanziaria al Senato. Vi preparate a due settimane al cardiopalmo?
«Già in commissione, sul decreto collegato, abbiamo dimostrato grande compattezza. In aula saremo ancora più motivati».
Si sente di escludere il rischio di assenze nell’opposizione?
«Ho visto segnali importanti e grande disciplina. Basti pensare che due colleghi di Forza Italia, colpiti da gravi lutti familiari, non hanno abbandonato il loro scranno e sono rimasti a fare il loro dovere».
Il primo atto sarà il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. C’è da attendersi qualche colpo di scena?
«Non credo. Per il timore di andare subito sotto l’Unione è intenzionata a precettare i senatori a vita».
Ci sono eccezioni fondate?
«Quella sulla copertura economica, visto che la manovra confida su una crescita economica più alta rispetto a quanto previsto dall’Fmi e da Bankitalia. Si determineranno, quindi, meno entrate e il rigore dei conti andrà a farsi benedire».
Padoa-Schioppa, al Tg1, smentisce.
«Il suo intervento al Tg1 è sospetto e strumentale perchè denota la debolezza e la preoccupazione del governo alla vigilia di un percorso difficile di una Finanziaria palesemente scoperta».
C’è chi dice che i giorni caldi arriveranno a metà mese.
«Quando si avvicinerà il voto finale, molti senatori si renderanno conto che la Finanziaria rinvia il risanamento dei conti chiesto dall’Europa, spreca il “tesoretto”, aumenta la spesa. Il tutto senza ridurre assolutamente la pressione fiscale. Questa Finanziaria non ha un’anima se non quella delle erogazioni a pioggia».
Teme un ulteriore assalto alla diligenza in aula?
«Già in Commissione la manovra da 92 è salita fino a 120 articoli, con un aumento della spesa di 2 miliardi e 300 milioni. In aula questa cifra potrebbe ulteriormente salire con gli emendamenti della sinistra radicale».
Sarà la prima prova parlamentare del Pd targato Veltroni.
«Non ci sarà una strategia politica nuova. Ci sarà soltanto l’arroccamento per garantire la sopravvivenza del governo».
Si aspetta una presenza assidua dei senatori a vita?
«Credo che l’invito lanciato da Cossiga per l’astensione non sarà rispettato. Tutto questo fa poco onore a un governo costretto a ricorrere, addirittura sulla Finanziaria, al loro voto».
Il governo deciderà di ricorrere alla fiducia?
«Il problema è tutto interno alla maggioranza. Intende o non intende rispettare le parole del capo dello Stato? Dico questo perché abbiamo limitato come non mai il numero degli emendamenti, 530, mentre la media è sempre stata tra i 1.500 e i 2.000 con punte di 5.000. Stavolta non hanno davvero alibi».
La sanatoria sui precari della pubblica amministrazione fa andare su tutte le furie i diniani. Potrebbe essere quello il punto di crisi?
«È una misura che dilata la spesa e spazza via il principio in base al quale si entra nella pubblica amministrazione per concorso. Per non parlare del rinnovo dell’esenzione dal ticket. Il rigore sui conti pubblici non può essere calpestato».