Emergency abbandona l'ospedale a Lashkar-gah Frattini scrive a Karzai: "Accelerare le indagini"

Dopo l’arresto di Dell’Aira, Garatti e Pagani, nuovo colpo all’ospedale di Emergency a Lashkar-gah che
è nelle mani della polizia afgana e del
personale locale. Frattini scrive a Karzai. <strong><a href="/a.pic1?ID=437382">Torsello: &quot;Lo strano ruolo di Emergency nel mio rapimento in Afghanistan&quot;</a></strong>

Kabul - L’ospedale di Emergency a Lashkar-gah è in questo momento in mano della polizia afgana e del personale locale. Nessun operatore internazionale è operativo nella struttura sanitaria. "Emergency non ha il controllo del suo ospedale", ha detto Maso Notarianni, responsabile comunicazione della Ong italiana. Questa mattina il personale internazionale dell’ospedale che ancora si trovava a Lashkar-gah, dopo l’arresto di Dell’Aira, Garatti e Pagani, ha preso un volo per Kabul diretto alle strutture di Emergency della capitale afgana. Si tratta di sei operatori, cinque italiani (di cui quattro donne) ed un indiano. Intanto a Roma la procura apre un fascicolo processuale intestato "atti relativi a", ossia senza ipotesi di reato ed indagati.

L'ospedale in mano afgana Questa mattina il personale internazionale dell’ospedale che ancora si trovava a Lashkar-gah, dopo l’arresto di Dell’Aira, Garatti e Pagani, ha preso un volo per Kabul diretto alle strutture di Emergency della capitale afgana. Si tratta di sei operatori, cinque italiani (di cui quattro donne) ed un indiano. Dal giorno dell’arresto dei tre italiani, questi sei operatori si trovavano nelle loro case e non erano più rientrati in ospedale. Alla base della decisione, presa da Emergency d’intesa con le autorità, anche motivi di sicurezza. L’organizzazione sottolinea di non avere ancora notizie dei tre arrestati e di non sapere dove si trovano. "Se volevano non farci più operare a Lashkar-Gan, l’obiettivo è stato raggiunto. Non abbiamo più notizie dell’ospedale - ha commentato Alessandro Bertani, vicepresidente di Emergency - siamo fermi alla presa in possesso delle autorità afgane di sabato scorso".

Emergency: "Non abbiamo il controllo" "Non abbiamo il controllo dell’ospedale e non sappiamo cosa stia accadendo all’interno", ha detto Notarianni. "Le forze di sicurezza afgane si trovano sicuramente all’esterno" della struttura. Intanto, secondo quanto riporta il sito di Peace Reporter, "i cinque cooperanti di Emergency che non erano stati prelevati dalla sicurezza afgana, ma che erano comunque rimasti bloccati a Lashkar Gah, si trovano adesso a Kabul". "In seguito alle operazioni che hanno portato al prelevamento di Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani, i cinque erano rimasti asserragliati nella casa dell’organizzazione di Gino Strada. A sbloccare la situazione è stata la mediazione dell’ambasciatore italiano a Kabul Caludio Glaentzer" e il lavoro della Farnesina. "Ancora non si hanno notizie sulla sorte e sulla posizione giuridica di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani", scrive il sito di Peace Reporter. "A quasi tre giorni dall’irruzione in ospedale, nessuna notizia è ancora stata fornita".

Frattini scrive a Karzai Una lettera del ministro degli Esteri Franco Frattini verrà recapitata domani al presidente afgano Hamid Karzai sulla vicenda dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan. "L’ambasciatore a Kabul Claudio Glaentzer - ha detto il titolare della Farnesina - ha incontrato il ministro degli Esteri afgano Rassoul a Kabul e gli ha preannunciato una mia lettera personale al presidente Karzai". Il ministro ha spiegato che la lettera "verrà recapitata domani dall’ambasciatore Attilio Massimo Iannucci, mio inviato speciale, che partirà oggi pomeriggio per l’Afghanistan accompagnato dal magistrato italiano consigliere giuridico al ministero degli Esteri". Frattini ha sottolineato che il governo italiano segue "questa fase investifativa attentamente: Lo facciamo con il desiderio che si accelerino il più possibile le indagini" affinché "si abbia una definitiva valutazione da parte delle autorità inquirenti" della posizione dei nostri connazionali "con la presenza e l’assistenza del nostro personale".