Emergency lascia l’Afghanistan nuove accuse al governo Karzai

A Kabul funerali dell’interprete decapitato Lettera di Prodi ai familiari: fatto il possibile

da Roma

Una pioggia di dichiarazioni praticamente identiche, concentrate nell’arco di una giornata che per la politica è stata quasi vacanziera, non può essere un caso. E il messaggio arrivato a Palazzo Chigi nel giorno dell’addio di Emergency all’Afghanistan è chiaro: in un ipotetico gioco della torre, tra Romano Prodi e Gino Strada la sinistra radicale butterebbe giù il primo. Rifondazione comunista, Comunisti italiani e verdi hanno seguito alla lettera le indicazioni del medico: difesa di Emergency dalle accuse che vengono da Kabul e intensificazione delle pressioni per la liberazione di Rahmatullah Hanefi, il collaboratore dell’associazione umanitaria italiana arrestato dalle autorità afghane con l’accusa di essere vicino ai terroristi.
Pressioni che hanno provocato qualche reazione nei partiti della sinistra moderata. Franco Monaco della Margherita ha definito «sbagliati e inaccettabili» i giudizi di Strada su Prodi. E il segretario dello Sdi Enrico Boselli ha parlato di una ambiguità, solo politica, di Strada. Ma che hanno trovato una sponda sicura alla Farnesina. Fonti del ministero hanno definito «preziosa» la presenza di Emergency nel paese in guerra. E lo stesso Massimo D’Alema ha assicurato che l’organizzazione «ha svolto bene il suo compito, noi siamo grati a Gino Strada».
Poco per la sinistra radicale che ieri non ha risparmiato giudizi duri contro il governo. Il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto è arrivato che c’è stato un «usa e getta delle persone» a danno di Strada. «Non ci piace che prima ci si rivolga a Emergency e poi la si abbandoni al suo destino». Marco Rizzo, sempre Pdci, ha definito Hamid Karzai «il presidente fantoccio di un governo che sequestra gli operatori umanitari».
Non molto diversa la posizione di Cesare Salvi, esponente della sinistra Ds secondo il quale «è inaccettabile che una persona, alla quale il governo italiano ha chiesto di svolgere la funzione di mediazione» sia diventato «un desaparecido, nella logica di Guantanamo e di Abu Grahib».
Il partito di Strada conta anche il Prc al completo, tanto che via del Policlinico ha annunciato una mobilitazione pro Emergency e per la liberazione di Rahmatullah Hanefi. La difesa dell’associazione di Strada è motivata dal segretario Franco Giordano, che ha sottolineato come Emergency sia «preziosa» proprio «nel rapporto che ha intessuto con il territorio», dimostrando come «si può costruire in un teatro di guerra una diplomazia dal basso».
Più radicali i verdi che con il senatore Mauro Bulgarelli vedono dietro la vicenda «l'espulsione fisica di Emergency dal paese, alla quale tutti (governo Karzai, servizi, truppe di occupazione) guardavano come un obiettivo da realizzare a ogni costo».
Il deputato no global Francesco Caruso ne approfitta per chiedere il ritiro dei militari italiani («ad andarsene dovrebbero essere loro, non Emergency») e definisce l’associazione di Strada «vittima della ritorsione dei servizi segreti italiani per aver condotto la trattativa, scavalcando appunto gli apparati di spionaggio».
Infine c’è chi si prende la rivincita, come il senatore «ribelle» Franco Turigliatto. L’ex esponente del Prc che con il suo voto mise in crisi il governo Prodi e ora annuncia un appello firmato con il Nobel Dario Fo a favore di Emergency. E usa i toni di chi aveva visto giusto, quando condanna il governo che «dopo aver utilizzato giustamente Emergency per gestire le trattative per la liberazione di Mastrogiacomo, l’ha abbandonata» e ora non sta facendo abbastanza per il mediatore.