Emergenti e più elettronica: l’identikit delle nuove star

Indiscrezioni e sondaggi indicano i nomi favoriti nella corsa al
successo La scommessa di Liam Gallagher, la promessa Adele e il mistero
Radiohead

Dai che ci siamo, il 2011 è già stato deciso: sarà l’anno del rinascimento musicale. Per carità, i successi commerciali no, quelli - nonostante ciò che fa comodo pensare - sono frutto solo dei gusti del pubblico sempre più dittatore. E l’industria, ahimé, avrà ancora il fiato corto. Ma le linee della musica leggera prossima ventura sono già qui, piovono sondaggi e indiscrezioni e, scartabellando tra le prossime pubblicazioni, si capisce che raramente c’è stata una così fertile varietà di generi, artisti e, alleluja!, idee. Vincerà - e ci mancherebbe - l’elettronica, siringata da deejay come Guetta e Sinclar nel pop biodegradabile alla Black Eyed Peas e ormai travasata in quasi tutti gli spartiti del mondo, Italia compresa. Il rock più titolato, beh, quello si aggrappa a Song of ascent degli U2 (ora pare prodotto da Danger Mouse, in uscita forse a marzo), ai Radiohead, che non si sa ancora quando usciranno e con quale etichetta (a proposito: non avevano abbandonato per sempre i vecchi meccanismi della discografia? Mah) e anche ai Beady Eye di Liam Gallagher che a giorni pubblicano il debutto Different gear, still speeding, cioè la prova del nove dopo lo sfascio degli Oasis (il 16 marzo sarà all’Alcatraz di Milano). Il resto, fatta salva qualche sorpresa, tocca ai debuttanti, tutti ancor più giovani del solito e più attenti che mai al look (tra l’altro mediamente sono pure bellocci).

Intanto è giocoforza finito il rimescolamento discografico, ossia la vendemmia di dischi dal vivo, ristampe e greatest hits dei supernomi storici e garantiti: consumati quelli, tocca investire su gente nuova. E così quasi tutti gli osservatori (dalla autorevole Bbc fino al termometro di Amazon) puntano già a colpo sicuro su Anna Calvi che ha affogato le sue origini italiane in un inglesissimo rock molto indie e molto ombroso che è già piaciuto a Nick Cave (l’ha portata nel suo tour europeo) e fa quasi a pugni con una bellezza strepitosa e inedita per una dark lady: arriverà a fine gennaio e quindi manca poco. Anche James Blake - tutt’altra pasta e tutt’altro genere, molto soul - piace molto, esattamente come i Mona (in veneto una parolaccia, nella loro Nashville il sinonimo di un bel rock’n’roll zeppo di tradizione), la anglopakistana Rumer (disco per Warner da tenere d’occhio) e soprattutto Clare Maguire, una bella voce blues sbocciata a Birmingham e allevata a furia di composizione e scrittura, visto che accatasta canzoni sue da quando ha sette anni (ora 22). A seguire, gli indie pop punk Funeral party di Los Angeles, quella Alexis Jordan che a 17 anni è già finita alla corte di Jay Z e poi ancora Jai Paul, The Vaccines, Warpaint, Labyrinth, Nero, Daley e il duo hip hop di Filadelfia Chiddy Bang. Infine ci sono le consacrazioni, che possono essere di culto come quelle pressoché sicure dei Ting Tings e di Joan as police woman ossia Joan Wasser, l’ex fidanzata di Jeff Buckley che ha un disco bomba e gode con Rufus Wainwright e Antony Hegarty di Antony and the Johnsons dell’atmosfera nutriente che si respira a Brooklyn. Oppure le conferme possono essere anche di grande mercato, come sono probabili quelle degli elettro-tenebrosi White Lies e di Adele, già battezzata dal successo di critica e pubblico del cd 19 e ora pronta a pubblicare a fine gennaio il nuovo 21, descritto come favoloso da chi se ne intende. Idem per Bruno Mars, che è nato nell’85 vicino a Honolulu, in realtà si chiama Peter Gene Hernandez e qui è sconosciuto ai più nonostante sia stato già incoronato da sette nomination ai prossimi Grammy: il suo (bel) cd Doo-wops & hooligans, che pompa ottimo r&b e hip hop, uscirà in Italia su Warner a febbraio, proprio nei giorni in cui scoprirà quanti premi ha vinto. A quel punto saremo nel bel mezzo della corsa, il pop e il rock avranno già dato le nuove coordinate e stà a vedere che saranno quelle di un successo che da un bel po’ ce lo scordiamo.