EMERGENZA CONTINUA

Ormai l'Italia convive con l'emergenza da così tanti anni che non si esclude si arrivi presto al matrimonio. Abito bianco, allarme rosso. Fateci caso: non passa giorno che non venga lanciato un drammatico Sos. Oggi in prima pagina ci sono l'emergenza bagagli, l'emergenza benzina e l'emergenza incendi. Ieri c'erano l'emergenza incidenti e l'emergenza alcol. L'altro ieri c'erano l'emergenza rifiuti, l'emergenza idrica e la sempreverde emergenza sanitaria. Ma non disperate: domani torneranno l'emergenza scuola, l'emergenza inquinamento, l'emergenza treni e l'emergenza tram. Come dire, viviamo appesi ad un filo. E siamo pure sovrappeso.
Dacci oggi la nostra emergenza quotidiana. Il menù, in fondo, è sempre lo stesso: si solleva un caso, si grida tutti insieme scandalizzati, si finge di correre ai ripari, poi si dimentica tutto e via, buona notte e sogni d'oro. Fino alla prossima emergenza. Quando (sorpresa!) si scopre che è rimasto tutto come prima. Ogni volta si promettono più lifting che sulle rughe di Alba Parietti. E ogni volta ci si trova di fronte un realtà cambiata meno dei guerrieri di Riace. Comunque, con la stessa faccia di bronzo.
Diciamocelo: l'Italia è una penisola circondata dall'emergenza. Nulla qui è definitivo, a parte il provvisorio. Un po' è colpa di noi giornalisti. I bagagli, tanto per dire, vengono smarriti anche a novembre: perché nessuno lo denuncia? Forse perché d'estate fa più scena? E davvero bisogna aspettare che Prodi, andando in vacanza, faccia il pieno alla sua Croma per scoprire che la benzina è troppo cara? E l'emergenza rifiuti in Campania? Perché oggi non ne parla più nessuno? Siamo sicuri che sia stata risolta? O tra qualche settimana saremo di nuovo tutti a piangerci addosso? A dire che non è stato fatto niente? E l'emergenza sanitaria? Al Policlinico Umberto I di Roma hanno sistemato tutto con la bacchetta magica? Al Cardarelli di Napoli è passato Mastrolindo? O dobbiamo aspettare il prossimo morto fra topi e immondizia per (ri-)gridare allo scandalo?
Un po', dicevamo, è colpa di noi giornalisti, che amiamo procedere ad ondate di notizie. Ma un po' è colpa anche del fatto che, ondata dopo ondata, non si risolve mai nulla. Fateci caso: da quanti anni ci sono i roghi sulla Sila? Da quanti anni c'è l'ingorgo sulla Salerno-Reggio Calabria? Quante volte ci sentiamo riproporre i problemi di sempre, come se fossero stati appena scoperti, proprio qualche minuto prima? È possibile che non si riesca a intervenire davvero per risolverli? Almeno uno. Almeno per dimostrare che si può. È possibile che l'unica strategia sia quella di passare la nera nuttata dell'allarme rosso? A volte si ha l'impressione che chi deve risolvere i problemi conduca una vita doppia. Cioè fa niente per due. Però parla molto, e promette altrettanto. Per trovare un posto come l'Italia, diceva un mio amico, bisogna andare in Africa. Perché in fondo il nostro, emergenza dopo emergenza, è uno straordinario Paese: ti distrai un attimo, e non cambia nulla.