«È emergenza, età sempre più bassa»

Il presidente di Forum Crisalide: «Ecco come riconoscere i primi segnali nelle bambine»

Anoressia e bulimia: perché così presto, perché sempre prima? Il professor Waldo Bernasconi è un'autorità del settore: al suo attivo, un metodo molto innovativo di recupero che ha dato risultati brillantissimi. Su questa nuova emergenza, legata all'età sempre più verde di caduta nella malattia, si è fatto un'idea precisa: «Le ragazzine ormai sembrano oche all'ingrasso. Ma non di cibo. Le ingozziamo di informazioni, di modelli, di stress. Sono chiamate a maturare in largo anticipo. Dal punto di vista corporeo, però, a 11 o 12 anni restano sempre bambine. Eppure, già sentono ripetersi in continuazione che per piacere bisogna essere magre. A 12 anni entrano in competizione. Magre, bisogna essere magre. Il fisico, alla fine, non regge questo stress. Cosa fare? Una cosa semplicissima. Lasciarle crescere, a livello emozionale, per quello che sono: bambine. Palestra, ginnastica, balletto? Niente è diabolico. Ma c'è un momento giusto per ogni cosa. Se in tutto questo fervore trovassero ancora del tempo per giocare con le bambole…». Poi c'è il secondo problema: come capire che la malattia sta insorgendo. E che cosa fare. Piero Billari è presidente di Forum Crisalide, il «telefono amico» (numero verde 800546660) di anoressiche e bulimiche, quasi 4000 chiamate all'anno, in costante aumento.
Dottor Billari, come si combatte questa guerra?
«Bisogna ripetersi: prevenire. La prima cosa da fare? Ascoltare, parlare: per spingere la ragazza malata ad una terapia. Troppo spesso l'anoressia e la bulimia vengono vissute di nascosto…».
E come riconoscerle?
«Ci sono alcuni piccoli segnali. La ragazzina comincia ad eliminare brioches, cioccolata, zucchero in generale. Cose che magari le sono sempre piaciute. Quindi i cambiamenti di umore: diventa irascibile, aggressiva, dorme meno. E ancora: comincia a parlare spesso del peso. Poi a tavola: sminuzza pezzetti sempre più piccoli di cibo, li sposta e li risposta con la forchetta, non li mette mai in bocca. E intanto i tempi del pasto si allungano. Il piatto, alla fine, diventa come una montagna…».
A questo punto?
«Si va dal medico, si dà una bella controllata al peso. Senza fare drammi. E poi si parla tanto con lei. Magari ci sono dietro ansie inconfessabili, del tipo "non sono brava come la famiglia e il mondo mi vogliono". Guai lasciarla sola. E soprattutto, inutile contare sulla sua forza di volontà. Inutile urlarle "scuotiti". È come chiederlo a un depresso: in queste condizioni, non si è in grado di scuotere un bel nulla».
E le nostre colpe, di noi genitori?
«Non sono colpe. Il più delle volte è la nostra vita, in buona fede. Le trattiamo da adulte troppo presto. A forza di vederle subito grandi, abbiamo perso l'abitudine di accoglierle a casa con un bacio e una carezza, come quando erano piccole. Facciamoci caso: adesso, quando tornano da scuola, le salutiamo con una domanda: "Com'è andata?". Alcune di loro si convincono di valere qualcosa solo in base ai risultati».
È vero che ci giocano molto le tensioni interne alla famiglia?
«Spesso ci gioca il timore di vedere tutto sfasciato. Se la ragazzina poi diventa l'oggetto del contendere, vive malissimo. Dentro di sé si fa strada la convinzione d'essere l'ultimo collante. Finchè sono malata, si dice inconsciamente, tutto sta assieme. Dunque, devo restare malata».
E questa nuova emergenza dell'età sempre più bassa?
«È un problema enorme. Figuriamoci, diventa anche più difficile riconoscerla, l'anoressia. Un esempio: a sedici-diciotto anni c'è il segnale d'allarme del salto di due o tre cicli mestruali. A undici-dodici anni, ovviamente, tutto questo non è possibile».