«Emergenza gas fino al 2008»

Quadrino: «Bisognerà tirare la cinghia» Scaroni: «Meno forniture alle centrali»

da Milano

L’allarme lanciato giovedì scorso dal ministro Pierluigi Bersani sulla possibile crisi del gas il prossimo inverno ha toccato un po’ di nervi scoperti. Sul fronte dei fornitori e su quello dei consumatori. Una frase sibillina del ministro ha in particolare fatto rizzare le antenne ai produttori di energia elettrica, quando Bersani ha parlato della possibilità di alzare le tariffe di trasporto del gas dagli stoccaggi alle centrali. Se così fosse, sarebbe un modo per alzare il prezzo del gas per chi gestisce centrali che hanno avuto il via libera quando si profilava il rischio di black out elettrico. Adesso, visto che l’approvvigionamento di gas negli anni scorsi non è andato di pari passo con la costruzione di centrali, si profila un nuovo rischio di black out da metano.
«I problemi dell’inverno scorso non sono stati ancora risolti - ha detto ieri l’ad dell’Eni, Paolo Scaroni - ci vorranno almeno altri 18 mesi per vedere i benefici degli investimenti che stiamo facendo. Se i consumi sono troppo alti rispetto agli stoccaggi bisognerà intervenire come l’anno scorso, limitando i consumi soprattutto nel settore elettrico». Chi si aspettava una risposta piccata dei produttori elettrici è però rimasto deluso: i tre miliardi di metri cubi di gas che mancano all’appello secondo il ministero, produrranno un’emergenza fino al 2008 (quando entrerà in funzione il nuovo rigassificatore in Adriatico), ha sostenuto l’ad Edison, Umberto Quadrino in occasione dell’inaugurazione della nuova centrale da 800 megawatt di Edipower a Piacenza. «Il problema è nel breve termine - ha spiegato - cioè cosa fare da qui al 2008 quando saranno pronte le nuove infrastrutture. Occorre massimizzare le importazioni e ottimizzare gli stoccaggi. Così dei 3 miliardi in più necessari se ne ottengono quasi 2 e per il resto si farà come l'anno scorso: si tira la cinghia».
E intanto l’Aiget, l’associazione di grossisti e trader del gas, attacca la normativa sulle tariffe e afferma che «può pregiudicare l’esistenza di molti operatori e compromettere il processo di liberalizzazione».
Tra crisi del gas e prezzi del petrolio in salita gli italiani cominciano a cambiare idea sul nucleare: secondo un’indagine della Fondazione Eni-Enrico Mattei 4 su 10 si dicono favorevoli, mentre 3 su 10 sono totalmente contrari e 2 su 10 sono «poco favorevoli».