Emergenza idiozia

Forse sono razzista, perché a me il calciatore Marc Zoro sembra più che altro un ragazzino che ha perso la testa e che adesso dice sciocchezze che noi non vediamo l’ora di pubblicare: più che del nostro razzismo ogni volta non fa che illustrarci i suoi nervi fragili. L’ha detto lui: ha agito senza riflettere, in passato aveva pure alzato il dito medio verso i tifosi. Fosse un eroe, dovremmo dedurre che altri giocatori che si sono comportati diversamente sarebbero dei codardi: per esempio Rachild Tizaoui, quel calciatore marocchino fischiato in Puglia che domenica ha reagito segnando due gol e soprattutto dicendo «Certa gente bisogna ignorarla: i nervi possono saltare, ma interrompendo il gioco dai ragione a loro». Che è la verità, lo sappiamo tutti: così come sappiamo che negli stadi urlano qualsiasi cosa (e inneggiano ai lager, alle foibe, ai simboli nazionali) e sappiamo che i tifosi interisti sarebbero razzisti se fischiassero anche i nerazzurri di colore, come invece non fanno. Però adesso assistiamo a questa parata del campionato che comincia in ritardo con proposte tipo che i giocatori entrino in campo dipinti di nero. Si confonde l’emergenza razzismo con l’ordinaria idiozia. Zoro ha detto: «Al ristorante ti guardano con sospetto, ti squadrano e farebbero a meno di servirti». Capita a noi tutti, talvolta: ma, a differenza di Zoro, non abbiamo una spiegazione passe-partout: ci limitiamo a pensare che siano degli idioti.