Emergenza o no l’immigrazione resta un allarme

Si sente ripetere, dunque, che a Milano non c’è un’emergenza sicurezza e che l’immigrazione non deve essere valutata e affrontata esclusivamente come una grande questione di ordine pubblico. E sia, basta intendersi sul significato delle parole. Non esiste una scala graduata, come la Mercalli e la Richter dei terremoti, per marcare i tremori di una società e misurare l’intensità degli attacchi continui portati alla sua civile convivenza. Bisognerà pure ammettere, tuttavia, che l’immigrazione, quella clandestina, pone serissimi problemi di ordine pubblico, sempre che li si voglia guardare senza illusioni e senza occhiali ideologici. Emergenza è termine usurato e talvolta non la si può usare soltanto perché il male che la genera non è acuto, ma si è cronicizzato, pur restando un gran brutto male da debellare.
Prendete il «fortino» di via Bligny, del quale ieri si è occupata con puntuale descrizione dei fatti la cronaca di questo Giornale. Non è spuntato in un solo giorno questo supermarket della droga in cui si organizzano tutti i possibili traffici sporchi, in cui risse e violenze sono all’ordine della notte e dal quale s’irraggiano rapine, furti e soprusi d’ogni genere. Un Bronx nel cuore della città, diceva il servizio, dal quale gli abitanti delle zone vicine si tengono lontani e in cui anche l’autorità dello Stato si manifesta con qualche prudenza. Gli arresti sono continui fra i nordafricani che l’occupano e lo presidiano, ma l’esercito invasore è continuamente rinsanguato da nuovi afflussi di brutte reclute: gli spacciatori passano, lo spaccio continua, i violenti cambiano, ma le violenze non cambiano.
La sovranità italiana su quel bastione del malaffare è puramente nominale, il fortino è un «enclave» di fatto, una minuscola Tangeri in terra ambrosiana, una specie di porto franco. E di queste micro-Tangeri in città ce ne sono altre, almeno cinque o sei. Questa situazione può chiamarsi emergenza? Non sarebbe giusto chiudere la polemica lessicale riconquistando alla legge questi spazi perduti?