Emergenza rifiuti, arriva Pansa

Deputati e senatori non si nasce ma si diventa. È solo per questo che il più materno dei welfare nostrani non parte dalla culla, ma segue poi il parlamentare fino al camposanto e pure oltre. Per la macchina assistenziale di Montecitorio e palazzo Madama tutti i deputati e senatori lo sono a vita, nel senso che l’efficientissimo «Servizio per le competenze dei parlamentari» mantiene sotto la sua ala protettiva, dall’insediamento fino all’ultimo respiro, chiunque abbia soggiornato a palazzo.
Se la prima parte della vita può dunque riservare esperienze ingrate, non è più così quando sull’onda del suffragio popolare si fa solenne ingresso in Parlamento. Automaticamente scattano provvidenze, sinecure e indennità che in varia misura si mantengono fino alla morte, con qualche apprezzabile proiezione pure sul dopo. L’avvenire si fa insomma più roseo.
È arcinoto che deputati e senatori per il fatto di aver conquistato un seggio maturano dopo soli cinque anni di contributi il diritto a una pensione che varia dal 25 all’80 per cento della indennità lorda, a seconda degli anni di contribuzione. Il diritto alla pensione matura ora a 65 anni, ma tale soglia si abbassa in proporzione agli anni di servizio portati a termine dopo il primo quinquennio. Chi dunque ha al suo attivo due legislature quinquennali maturerà il diritto alla pensione a 60 anni.
Il dato apprezzabile è che questa pensione è tranquillamente cumulabile con qualsiasi altro introito e ciò in ragione di una bizantina sentenza della Corte costituzionale che nel 1994 ha stabilito che la pensione dei parlamentari sembra sì una pensione, ma non è cosa tanto volgare: mica è il corrispettivo di una prestazione lavorativa. Quanto basta per dire che siamo in presenza non di una pensione ma di un vitalizio. Qui viene spontaneo ricorrere al vocabolario per constatare che nella nostra amata lingua i due termini sono sinonimi; anzi la pensione viene definita «rendita vitalizia». Ma se i giuristi servono a spaccare il capello in quattro, quella dell’Alta corte è chirurgia col laser, roba da Nobel per la sofistica. Forse è per questo che in segno di gratitudine agli ex presidenti della Consulta (ogni anno un paio in più) vengono riconosciuti privilegi altrove sconosciuti come il diritto a vita all’auto blu con autisti a disposizione.
Ma anche la famiglia dei giuristi ha le sue pecore nere che nel caso specifico si chiamano Commissioni tributarie. Di recente quella di Ancona ha sentenziato papale papale che ex parlamentari (ed ex consiglieri regionali) fruiscono di una vera e propria pensione bis, ragion per cui la detassazione parziale (sì, c’è pure un privilegio dentro il privilegio) è illegale. Apriti cielo: l’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica si è rivolta al ministro dell’Economia perché ripristini ordine e disciplina.
Si dirà che non c’è nulla di male se con i quattrini versati dai parlamentari si finanziano trattamenti previdenziali a loro favore. Il fatto è che i conti non tornano e ogni anno l’erario deve integrare con cifre cospicue: nel 2004 i vitalizi dei deputati (e loro eredi) hanno comportato esborsi per 122 milioni di euro (oltre 69 per i senatori). C’è chi prevede che tra cinque anni Montecitorio si ritroverà con i conti in rosso per oltre quattromila miliardi di vecchie lire.
Ma la sollecitudine più toccante il Parlamento la riserva ai suoi figli più anziani, spesso lontani dal palazzo da anni e anni e dimenticati da Dio e dagli uomini, da tutti ma non dall’encomiabile «Servizio per le competenze dei parlamentari».
L’anziano senatore ha problemi di salute? Due righe a palazzo Madama e il grido di dolore non va sprecato: immediatamente scatta un finanziamento per prestazioni fisioterapiche di 15 milioni annui. E se in famiglia moglie e figli hanno problemi di salute, può il collegio dei senatori questori fingere di non vedere? No che non può, ed ecco a disposizione altrettanti quattrini. Se poi in famiglia serve assistenza infermieristica Roma se ne accolla l’onere fino a 30 milioni l’anno. Ci sono infine i viaggi gratuiti e altra robetta, ma in giro aumentano gli ex onorevoli col muso lungo: Parlamento ingrato - mugugnano: non ci rimborsa le cure termali.
Ma il top della premura il Parlamento lo raggiunge con una voce di spesa tutta particolare, erogata dopo il decesso del titolare: un contributo di 5.164,57 euro «per spese di malattia e funerarie». Per il contribuente qualunque lo Stato viene incontro consentendo all’erede di detrarre dal reddito, almeno in parte, le spese sanitarie e del funerale. Il Parlamento non si accontenta: invia con le condoglianze una somma che, si badi bene, non va affatto a beneficio dell’ex parlamentare ma esclusivamente dei suoi eredi, chiunque essi siano. Con il che si può concludere che il welfare di palazzo valica i confini della vita terrena beneficando non solo l’assistito ma addirittura gli aventi causa. Così che di ogni onorevole si possa dire: visse e morì facendo del bene.
(3. Fine)