Emergenza rifiuti finita: ecco come il governo ha ripulito la Campania

Tappe forzate per uscire dal tunnel: con la riapertura delle discariche e la riattivazione degli inceneritori in due mesi rimosse 35mila tonnellate

Roma - Domani al Consiglio dei ministri di Napoli il governo annuncerà la fine dell’emergenza spazzatura in Campania. Un risultato che il premier Silvio Berlusconi ha quantificato in tonnellate di immondizia portate via dalle strade: 35mila. Per alleggerire la regione e la metropoli del Vesuvio dalle masse di monnezza sono state aperte le strade verso la Germania, predisposte discariche e messo a regime i vecchi inceneritori. Il tutto in attesa che vada a regime un sistema che riporti la situazione in equilibrio. Un percorso condotto a tappe forzate che il generale Franco Giannini ha seguito passo a passo a fianco del sottosegretario Guido Bertolaso. Dai primi sintomi della «fase acuta», agli ultimi, concitati, mesi. Ora siamo al «lavoro di fino», spiega. Ma è stata dura.

Mentre illustra metodi e strategie sembra di sentire un ministro alle prese con la riduzione del debito pubblico. Con uno stock da abbattere fatto di sacchetti maleodoranti. E un unico modo possibile per eliminarli: fare in modo che il saldo tra quanti se ne smaltiscono e quelli prodotti sia negativo. Queste le cifre con le quali ha combattuto il generale: «Ogni giorno si producono 7.200 tonnellate in tutta la regione. All’inizio il quantitativo da smaltire si aggirava intorno alle 3.000-4.000 tonnellate. Ora si è attestato sulle 8-9.000». Poco a poco, quindi, oltre a gestire il quotidiano, si è riusciti a liberare le strade dalla spazzatura ereditata. Sfida non da poco, sottolinea Giannini. Perché tutti identificano l’emergenza solo con Napoli, ma i comuni interessati sono 551. Adesso la gran parte della Campania è stata ripulita e si è potuti partire anche con la raccolta differenziata. Solo con i contenitori per dividere «l’umido» (cioè i rifiuti dai quali si può ricavare il compost) dal resto e la raccolta porta a porta si sono risparmiati tra le 300 e le 600 tonnellate al giorno. Abbastanza per portare a 6.600 il flusso giornaliero da gestire. Se si vuole, oggi siamo di fronte a un paradosso: ci sono più problemi a gestire proprio questo tipo di rifiuti che generalmente è il meno problematico. Perché? Ci sono le nuove discariche, i famosi Stir, stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti, dove vengono divisi i generici dalla frazione organica. Poi gli inceneritori cominciano a funzionare. Ma mancano ancora siti per la raccolta del compost. E dire, commenta il generale, «che ci si ricava un concime potente come il limo del Nilo».

La sfida è stata vinta anche grazie ai treni diretti in Germania che portano via 520 tonnellate al giorno. Anche qui non senza incidenti, come le tracce di materiale radioattivo, prontamente rilevate dai tedeschi. Si trattava di scarti, anche organici, di scintigrafie. Rifiuti ospedalieri che andrebbero trattati a parte, ma che alcuni in malafede hanno mischiato all’immondizia ordinaria. Un gesto, magari di pigrizia, che comporta costi altissimi per la collettività. I carichi contaminati devono infatti essere portati in un luogo adatto e ispezionati fino a quando non si trova il materiale radioattivo. «Alcune volte abbiamo trovato targhette che ci hanno permesso di risalire all’ospedale e abbiamo subito segnalato il fatto alla giustizia», rivela Giannini.

Tutte cose che hanno fatto parte del quotidiano per Bertolaso, Giannini e gli altri. «Facile dire, smaltiamo 8.000 tonnellate. Ma per riuscirci, tanto per fare un esempio, ogni sera dobbiamo pianificare la raccolta per tutti i 551 comuni». Una lotta combattuta giorno per giorno. «Il meccanismo è come quello di un orologio di precisione. E ci vuole poco a romperlo». Può succedere, come è successo recentemente, che in un paese dei balordi brucino i cassonetti e così si trasformi una cittadina che fino ad allora non aveva avuto problemi, in una piccola Napoli, colma di spazzatura.

Il fatto è che adesso viene il difficile. Per altri 2-3 anni le discariche reggeranno. Ci sono le nuove discariche. Fino a ottobre si potrà contare sulla Germania. Ma poi tutto dipenderà dai sindaci campani e dalla loro capacità di lavorare fuori dall’emergenza. «Ed è una sfida ancora più difficile». Parola di generale.