Emergenza rom: bisogna conciliare la solidarietà col rispetto delle leggi

Dieci righe pesanti e quattro punti programmatici. Due terzi di pagina su un documento di 109 cartelle, ma sufficienti per segnare un cambio di passo per la risoluzione dell’emergenza nomadi nella Capitale. Una svolta sulla questione rom che forse è sfuggita a molti osservatori, messa nero su bianco all’interno del Documento di programmazione finanziaria 2009-2011 del Comune appena approvato dalla giunta e che sta per approdare in Consiglio. I quattro punti su immigrazione e rom recitano così (pagina 59): «Creazione del circuito della seconda accoglienza; creazione di un sistema progettuale permanente finalizzato all’autonomia socio-lavorativa; promozione del reingresso assistito nei paesi di origine dei rom; normalizzazione della situazione dei campi nomadi autorizzati prevedendo lo spostamento dalla città in zone periferiche e dotate di servizi essenziali».
Mentre a pagina 104 del Dpf, nel paragrafo sulle “politiche per la sicurezza e la legalità” si legge: «Attuare, sulla base delle direttive del Commissario delegato per il superamento dell’emergenza nomadi, un piano per il contenimento e l’inclusione sociale delle popolazioni senza territorio attraverso programmi di bonifica e ristrutturazione degli insediamenti delle popolazioni nomadi e il progressivo sgombero, previa individuazione di aree disponibili alternative e la sistemazione dei minori, degli accampamenti illegali a partire dalle situazioni di maggior degrado». Il Campidoglio sembra quindi deciso a proseguire con la politica degli sgomberi degli insediamenti abusivi, unendola tuttavia a un piano per il contenimento e l’inclusione sociale dei rom. Bastone e carota insomma, bonifica dei campi illegali (o più degradati come il Casilino 900) e successivo spostamento fuori Roma, ma anche recupero sociale con operazioni sulla falsariga del censimento della Croce Rossa. O come quelle legate alla scolarizzazione di cui si parla a pagina 63 (paragrafo «politiche educative e scolastiche»): «Rientrano sempre nelle finalità legate al diritto allo studio anche la fornitura di libri di testo nonché la scolarizzazione rom da attuarsi mediante la costituzione di una cabina di regia che, monitorando il servizio, individuerà nuove linee strategiche per il raggiungimento dell’obiettivo». Un obiettivo da perseguire anche attraverso «la realizzazione di corsi a contenuto professionalizzante da proporre alla frequenza delle popolazioni nomadi», e una cabina di regia che dovrà ripensare il fallimentare e costoso modello di integrazione scolastica avviato dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni. Ed è significativo che uno dei sei macroprogetti legati alla solidarietà reciti «risoluzione dell’emergenza dei senza fissa dimora e dei nomadi».
La cornice in cui collocare tutte queste azioni è ancora il «Patto per Roma sicura» firmato lo scorso 29 luglio da Comune, Provincia, Regione e Prefettura. Così come l’interlocutore di riferimento è sempre il prefetto nonché commissario straordinario per l’emergenza rom. E non è un caso che venerdì il sindaco Alemanno, in occasione del passaggio di consegne tra il vecchio inquilino di Palazzo Valentini Carlo Mosca e il nuovo Giuseppe Pecoraro, abbia subito affrontato la questione con il prefetto entrante indicando come priorità le situazioni nomadi e cortei. Per tornare al contenuto del Dpf, le dieci righe di pagina 104 si chiudono così: «In particolare occorre procedere all’individuazione dei soggetti destinatari di provvedimenti che impediscono la prosecuzione della loro presenza sul territorio, con particolare riferimento agli extracomunitari clandestini e ai cittadini comunitari che delinquono o sono pericolosi, per i quali andranno adottati rispettivamente provvedimenti di espulsione e di allontanamento». E qui sarà fondamentale il differente atteggiamento di Pecoraro rispetto al suo predecessore Mosca. «Stimo Mosca, lo conosco da molti anni ma io e lui abbiamo caratteri diversi». Parole, quelle del neoprefetto, che lasciano intuire un’inversione di marcia.