Emergenza salari, il governo arriva col portafogli vuoto

<strong><a href="/a.pic1?ID=232617" target="_blank">Padoa-Schioppa: &quot;Dieci miliardi? Non so dove prenderli&quot;</a></strong>. Per i sindacati è una doccia fredda Angeletti: &quot;Le tasse vanno tagliate entro febbraio&quot;. Sacconi (Fi): illusi

Roma - Sopra il tavolo dei salari, niente. Romano Prodi si presenta davanti ai segretari di Cgil, Cisl e Uil con una nutritissima squadra di ministri - da Tps a Damiano, da Bersani a Santagata, da Nicolais a Visco, ma senza un soldo. E come sempre accade in questi casi, ne viene fuori solo la fumosa promessa di un «grande patto per lo sviluppo» che sarà oggetto di un «articolato confronto» con le parti sociali.

A partire dalla fine di gennaio incomincerà una nuova serie di incontri che si concluderà chissà quando. «A questo primo incontro informale, ne seguiranno altri con l’obiettivo di un patto per la produttività e per rafforzare il potere d’acquisto di salari e pensioni», dice il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Per le risorse si vedrà in aprile, dopo la Relazione trimestrale di cassa.

Per i tre segretari del sindacato - Epifani, Bonanni, Angeletti - è una doccia fredda. Alla vigilia del vertice avevano chiesto fatti, hanno ottenuto vaghe parole. «Non è andata bene», mugugna Luigi Angeletti. Secondo il segretario della Uil, «l’incontro è stato interlocutorio perché il governo si è riservato di fare delle verifiche al proprio interno, prima di incominciare la trattativa vera e propria». Il giudizio della Cgil è «sospeso: valuteremo le proposte, quando arriveranno», si limita a dire il segretario Epifani.

È noto che nella maggioranza, non c’è unanimità di vedute sulla questione salariale. Rifondazione, con il ministro Paolo Ferrero, spinge per un forte taglio fiscale su salari e pensioni, slegato da paralleli aumenti di produttività. Di avviso opposto Damiano. Il negoziato si sposta così nel vertice di maggioranza di domani. Rischia di replicarsi sui salari la stessa spaccatura che ha caratterizzato il faticoso negoziato su welfare e pensioni, durato quasi un anno.

Del tutto infruttuoso nel merito, l’incontro offre ai sindacati altre delusioni: nessun numero emerge dalla discussione con il governo. «Per le cifre dobbiamo aspettare la Trimestrale di cassa», spiega Tommaso Padoa-Schioppa. Ma la Trimestrale non arriverà prima di metà aprile, e senza i soldi che trattativa è? Alla vigilia dell’incontro di palazzo Chigi qualcuno parlava di 6 miliardi per alcuni interventi: la reintroduzione della vecchia detrazione secca a favore dei dipendenti; una «dote» fiscale per i figli a carico a favore dei redditi molto bassi); la sterilizzazione dell’Iva sugli aumenti tariffari (luce, gas). Poi, con la Finanziaria 2009 una limatura dell’aliquota iniziale Irpef. Nel corso dell’incontro, il governo avrebbe fatto una cauta apertura sull’ipotesi di detassare gli aumenti contrattuali di secondo livello. Ma con Bruxelles in agguato, e la questione aperta del contratto del pubblico impiego, Tps ha tenuto ben chiuso il borsellino. Parte delle risorse, conferma il segretario cislino Raffaele Bonanni, dovrebbe giungere dall’aumento della tassazione dal 12,50 al 20% sulle rendite finanziarie.

Insomma, un esito tanto deludente quanto prevedibile. «Non aspetteremo aprile - protesta ancora Angeletti - il governo deve ridurre le tasse al massimo tra un mese». È un’illusione. «Il governo - osserva Maurizio Sacconi (Forza Italia) - non è in grado di quantificare la spesa che mette a disposizione: siamo nel più vuoto rito concertativo, mentre l’inflazione - aggiunge - colpisce i salari bloccati e puniti dalla progressività del fisco».

E dopo l’infruttuoso incontro di vertice, il ministro della Funzione pubblica e i sindacati di categoria si chiudono in una stanza per discutere del contratto dei pubblici dipendenti. Per il rinnovo, la Cisl chiede lo stanziamento di 3 miliardi di euro. «Prodi ha promesso - dice Bonanni - che coprirà gli aumenti fin da gennaio».