Emergenza stupri: cresce la paura

Treviso, accetta l’invito dell’aguzzino: violentato da un liberiano. A Conegliano Veneto un clandestino, già espulso, <strong><a href="/a.pic1?ID=263312">abusa di una dodicenne</a></strong>. Milano: &quot;Voleva rapire mia nipote&quot;, <strong><a href="/a.pic1?ID=263314">blitz al campo nomadi</a></strong>

Treviso - Non parlava più, andava a scuola di malavoglia e si era perfino rifiutato di partire con i compagni per la gita scolastica. I genitori si erano accorti subito che al figlio quattordicenne era successo qualcosa di strano. Siamo a febbraio, in un paese del trevigiano, dove la vita scorre tra casa, scuola, lavoro e piazza. Un circolo da cui, improvvisamente, Alberto (nome di fantasia) vuole uscire, scappare. Di più, vuole estraniarsi da una vita che non gli piace più. Il motivo lo si è scoperto ieri mattina, quando la squadra mobile di Treviso ha arrestato un liberiano di 30 anni, Basco Bento, con l’accusa di violenza sessuale.

Sarebbe lui la causa dei malesseri improvvisi di un ragazzino che, in precedenza, non aveva mai dato segni di squilibrio. I genitori, preoccupati, hanno pressato il figlio, gli hanno chiesto con insistenza cosa diavolo fosse successo. Alla fine, distrutto, ha raccontato la sua giornata terribile. Quella in cui questo liberiano trentenne, immigrato regolare e operaio in una fabbrica della zona, lo ha convinto a salire a casa sua con la scusa di prendere qualcosa da mangiare. Alberto ha accettato l’invito senza sapere a cosa andava incontro.

Secondo la testimonianza del ragazzo, raccolta prima dai genitori e poi registrata da una psicologa delegata dal magistrato, il liberiano lo avrebbe prima spogliato e poi costretto a subire violenza. Il sospetto degli inquirenti, suffragato dalle testimonianze dei vicini, è che Alberto non sia stata l’unica vittima di Bento, il quale peraltro si dichiara totalmente estraneo alle accuse.

Eppure molti sostengono di aver visto altri ragazzi salire più volte in casa sua e gli investigatori, dopo l’esplosione del caso di Alberto, confidano che altre vittime, qualora ce ne siano state, si facciano avanti. Il sospetto degli inquirenti è che la stessa vergogna, la stessa paura avvertita da Alberto abbiano convinto altri ragazzi a tenersi dentro tutto e non denunciare gli abusi.

Dalle prime perquisizioni effettuate nell’appartamento del liberiano, non sarebbero però emerse ulteriori prove. Ma il racconto di Alberto, con i riscontri eseguiti dagli agenti della squadra mobile, è stato ritenuto sufficiente dal gip Elena Rossi per firmare l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’extracomunitario.