Emergenze: disponibili solo 60 pompieri a turno

Un vigile del fuoco ogni millecinquecento abitanti. È la media europea. Quella milanese? Be’, è lontana dall’Europa qualcosa come seimilacinquecento abitanti: su Milano e i 187 comuni della provincia è operativo un pompiere ogni ottomila residenti. Risultato agghiacciante se rapportato agli interventi che i quattrocentottanta pompieri in servizio effettuano annualmente sul territorio: ventottomila soccorsi, ventiquattrore su ventiquattro.
Chiaro a tutti che la situazione è quindi da considerarsi a massimo rischio: «Non solo attendiamo l’invio di cinquecento nuovi agenti delle forze dell’ordine ma dal ministro degli Interni aspettiamo una risposta anche per i vigili del fuoco che mancano» osserva Riccardo De Corato. Virgolettato che il vicesindaco fa seguire da «un’interrogazione parlamentare al ministro degli Interni, Giuliano Amato, per sapere se ci sono risorse e uomini per i pompieri di Milano». Quanti ne servono? «Almeno cinquecento. Un numero quantificato per difetto, il cui arrivo darebbe una boccata di ossigeno all’organico, riequilibrando una situazione che vede Milano svantaggiata pure rispetto a Roma e a Napoli».
Nelle due città del Sud, infatti, sono operativi millecinquecento pompieri che, concretamente, significa un vigile del fuoco ogni duemilacinquecento abitanti. Ma, attenzione, la richiesta milanese, «boccata d’ossigeno», di cinquecento uomini non riequilibra l’organico né rispetto alla media europa né a quella di Roma e Napoli: cinquecento pompieri in più sotto la Madonnina fanno, per gli amanti della statistica, un vigile del fuoco ogni quattromila abitanti.
Come dire: di uomini ne servirebbero almeno il doppio, «non è accettabile che Milano, caratterizzata da una forte concentrazione di aziende chimiche ad alto potenziale di incendio e da numerosi bersagli “sensibili” del terrorismo internazionale, disponga quotidianamente ed effettivamente solo di sessanta pompieri addetti al soccorso per la città e altrettanti per la provincia». Denuncia che, calcolatrice alla mano, aggiungono i sindacati, significa «appena trentasei uomini di servizio alla domenica per tutte ma proprio tutte le esigenze della città, mentre allo stadio di San Siro sono di presidio altri ventiquattro uomini». E, continua De Corato, come se non bastasse, «a fronte di una carenza strutturale di uomini, si sommano le periodiche mobilità dovute al personale precario non residente - ex ausiliari di leva e volontari - che rivenda legittime necessità di trasferimento». Turn over che naturalmente «vanifica gli investimenti fatti per migliorare la formazione e la conoscenza del territorio, senza alcun giovamento per la sicurezza della città».
E mentre Palazzo Marino chiosa che la «situazione penalizzante si allarga all’intera regione, come segnalato ripetutamente dalla direzione regionale dei vigili del fuoco e dagli undici comandi provinciali», i sindacati di categoria ricordano che già «nella Finanziaria del governo Prodi sono state promesse duemila assunzioni spalmate in tre anni e su tutto il territorio nazionale». «Promessa» che fa sorridere il vicesindaco De Corato: «Soluzione insufficiente quindi a Milano come in altre realtà del Paese. Ennesima prova - senza giri di parole - che con questi organici non si è più in grado di affrontare le emergenze».
gianandrea.zagato@ilgiornale.it