«Per le emergenze non bastano i tavoli, servono decisioni»

Gianandrea Zagato

Garantisce che i problemi di Milano saranno affrontati «con attenzione e con umiltà». Spirito di servizio di chi ben sa che «non ci sono ricette facile per situazioni difficili». E all’ombra della Madonnina di pratiche da sbrigare, be’ per il prefetto ce ne sono davvero tante. Impegni che vedranno Gian Valerio Lombardi sempre in prima fila ma, attenzione, non ci si fermerà ai «tavoli»: «Quello di aprire dei tavoli è uno dei modi ma non l’unico modo per risolvere i problemi. Quando è il caso di decidere si deve decidere».
Modello di intervento che il nuovo prefetto delinea ai cronisti, «sperando che il futuro sia migliore del presente». Attesa comune ai milanesi consapevoli che, ad esempio, dal fronte dell’immigrazione arrivano importanti ricadute sociali. «Fenomeno da affrontare con particolare attenzione ai flussi immigratori: quel quindici per cento di stranieri presenti in città è un dato considerevole. Aspetto da affrontare coniugando legalità e solidarietà per garantire il rispetto delle regole e insieme una sistemazione decorosa per chi vive a Milano».
Istruzioni d’uso che Lombardi ha già applicato nella sua ex sede prefettizia, in quel di Firenze - «città internazionale, dove si è abituati a centinaia di migliaia di turisti e si è quindi più predisposti alla convivenza» - e, adesso, replica da Palazzo Diotti, «nella piena consapevolezza che Milano è la città, nel senso più stretto della parola. È il centro economico, il motore dello sviluppo del Paese: essere qui significa quindi essere nel laboratorio Italia, nell’azienda più importante della Repubblica».
Virgolettato di chi, avverte, si sente «onorato, profondamente onorato» di assumere quest’incarico nel cuore dell’Italia. Annotazione di chi ha pure le idee su come «onorarlo», partendo da quello stabile di via Lecco occupato abusivamente da un gruppo di immigrati che, a parole, vantano lo status di rifugiati politici: «Bisogna vedere in che modo si possa, insieme alla liberazione dell’immobile, studiare forme di sistemazione. Per far questo sono anche favorevole a incontrare una delegazione degli occupanti. Ma credo sia prima necessario capire quali siano le prospettive con i richiedenti asilo: il tasso di accoglimento delle richieste di asilo è infatti assai basso, di solito attorno al dieci-quindici per cento». Come dire: «Il fatto che uno lo richieda non vuol dire sempre che sia accolto».
Dettaglio non da poco, nella piena consapevolezza che la questione immigrazione equivale «nella piena integrazione» ovvero «nell’accettazione delle regole, dei diritti ma pure dei doveri» a «migliorare la qualità della vita a tutti noi». Uscita che nella città di Sant’Ambrogio non suona affatto stonata. Anzi, è la concretezza di quel modello Milano che viene esportato per il Paese e per il mondo. Modello che Lombardo dimostra di apprezzare e promette di garantire contro ogni illegalità: «Io a Firenze ho fatto venti e passa sgomberi di immobili abusivamente occupati. Come? Con il massimo consenso sociale. Strada che intendo proseguire». Domani che potrebbe in via puramente teorica - almeno, secondo i sondaggi elettorali - vedere il suo predecessore, Bruno Ferrante, sulla poltrona di primo cittadino oggi occupata da Gabriele Albertini. Possibilità che dato il comune passato prefettizio che lega Ferrante a Lombardi non modifica però la possibilità di dialogo: «Se i cittadini lo eleggono sarà il benvenuto. Potrebbe forse avere maggior consapevolezza dei problemi da affrontare, dato che viene dalla stessa amministrazione dello Stato. Ma il fatto che a Palazzo Marino ci sia una persona piuttosto che un’altra, per una parte terza come me è assolutamente pari».
Sentimenti del nuovo prefetto pronto a lavorare, a fare un gioco di squadra per il bene della città. E Milano tramite il vicesindaco Riccardo De Corato gli fa i migliori auguri di lavoro, «nella convinzione che avremo un proficuo rapporto, avendo già nel suo saluto ai milanesi pubblicato da il Giornale individuato benissimo le problematiche». Quelle che, secondo De Corato, in questi giorni s’arricchiscono di una nuova emergenza, «le violenze sessuali su donne italiane ed extracomunitarie». Valutazione emergenziale a parte, Lombardi ha già delineato una strategia d’intervento, «analisi della situazione e delle misure per attenuare prima e eliminare poi il fenomeno delle violenze sessuali che è una piaga sociale su cui il fenomeno immigratorio ha qualche incidenza, anche se indiretta».