Emerson torna alle origini con un concerto-amarcord

Domani sera al Live Club di Trezzo sull’Adda, il mito degli anni ’60-’70 con i suoi brani fra il rock e la classica

Antonio Lodetti

Un po’ per necessità un po’ per l’irresistibile richiamo dell’arte. I grandi del rock anni Sessanta-Settanta prima o poi ritornano, più o meno segnati dall’età e dalla vita sulla corsia di sorpasso, per confrontarsi con il loro mito. Lo fa anche Keith Emerson, domani sera sul palco del Live Club di Trezzo sull’Adda, penultima tappa del tour italiano che si conclude lunedì a Torino.
Quanti ricordi per i vecchi fan. Il Keith Emerson che, nei Nice (dischi come Ars longa vita brevis o The Thoughts Of Emerlist Davjack), sposava la Karelia di Sibelius e i Concerti Brandeburghesi di Bach con i suoni avveniristici e ipertecnologici del sintetizzatore. Un misto di rock barocco e classicismo poi perfezionato - e a tratti trasformato in uno spettacolo circense - nel trio Emerson Lake & Palmer. Il trio che avvicinava suoni colti (sui Quadri di un’esposizione di Musorgskij ha costruito un album di clamoroso successo) e virulente improvvisazioni progressive, blues e i concerti d’organo di Saint-Saëns, ricami acustici e tonanti alchimie elettroniche. Naturalmente al suo fianco non ci sono Lake & Palmer («ricevo molte pressioni per riformare il trio, ma vorrebbero che tornassimo quelli di una volta, io invece ho altre idee»); tre anni fa ha mobilitato la critica per un concerto con i Nice, ma poi è tornato nell’ombra. Ha pubblicato un disco solista con composizioni classiche (più un duetto con oscar Peterson, un paio di brani per trio jazz e un edonistico pout puorri di brani incisi quando era un quattordicenne di belle speranze) poi, un mese fa, la raccolta At the Movies con le sue colonne sonore (tra cui quelle per Dario Argento).
Ora però torna al passato, o alle radici. Si porta sul palco la sua panoplia di aggeggi elettronici, tra cui troneggia il mitico moog (quello che ai tempi d’oro, nei momenti più frenetici dei concerti, aggrediva a coltellate mandando i fan in visibilio) e rilegge un repertorio d’antan che tocca la suite l’indimenticabile suite Tarkus e alti classici di Emerson Lake & Palmer come Brain Salad Surgery o Lucky Man. Siccome è nato col glorioso blues inglese (è stato sotto l’ala protettrice di Alexis Korner, ha formato i T Bones con cui ha accompagnato giganti del blues quali Sonny Boy Williamson e T. Bone Walker per citare alcuni capitoli del suo pedigree) non mancherà Honky Tonk Train Blues, la sua versione del boogie di Meade Lux Lewis che spopolò come sigla del programma tv Odeon. «Che successo con quella canzone - ricorda; a quei tempi venni in Italia e tutti mi chiamavano Mr. Honky Tonk. Curioso, si diventa più famosi per una sigla televisiva che per una suite».
Un concerto-amarcord insomma, in lotta tra cuore e tecnologia, tra classica e rock progressivo, tra nostalgia e voglia di guardare avanti; a sostenere le sue evoluzioni Dave Kilminster alla chitarra e al canto (un tempo la voce era quella di Greg Lake), Phil Williams al basso, Pete Riley alla batteria.