Emil Szramek

Era un sacerdote polacco di cinquantacinque anni, ordinato nel 1911 e parroco a Katowice al tempo dell’invasione tedesca nel corso della seconda guerra mondiale. Nel 1940 venne arrestato dalla Gestapo e deportato nel lager di Dachau. Qui morì due anni dopo in seguito alle torture subite. Fa parte del gruppo dei cento e otto martiri polacchi dell’ultimo conflitto mondiale beatificati da Giovanni Paolo II nel 1999 e ricompresi sotto il nome del capofila, Anton Julian Nowowiejski, vescovo di Plock. Don Szramek era considerato un uomo di grande cultura e questo non poteva che accrescere il divertimento, se così si può chiamarlo, degli aguzzini di Dachau. C’è qualcosa di veramente demoniaco nell’idea, purtroppo comune a tanti, che il mondo sarebbe un posto migliore se venissero eliminati tutti quelli la cui presenza costituisce intralcio. Non solo oppositori politici ma anche nascituri e malati senza speranza. Altrettanto demoniaco è prendersela con i cristiani in quanto tali, sport tuttora in auge. Secondo una dottrina imbarazzante ma sempre valida, il diavolo nulla può contro gli uomini; perciò è obbligato a mettere in testa ad altri uomini il suo progetto - presentato in modo suadente, ci mancherebbe - che è di purissimo odio contro il Creatore. Ora, poiché il Creatore è inattaccabile, gli si fa dispetto distruggendo le sue creature più inermi. Non sono pochi quelli che, nella storia, hanno aperto gli occhi quando si sono accorti che il bersaglio privilegiato di certe idee radiose, dal cui fulgore erano stati inizialmente abbagliati, erano, guarda caso, i seguaci di Cristo.
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