Emilia, minacce a chi ricorda le stragi rosse

da Bologna

La sua colpa è stata piantare, lo scorso ottobre in un bosco dell'Appennino reggiano, a Cernaieto di Casìna, una croce commemorativa che non portava alcuna iscrizione politica, ma solo i nomi di 21 soldati della Guardia nazionale repubblicana di Salò torturati e poi giustiziati dai partigiani comunisti tra il 26 aprile e il primo maggio del 1945. Tra loro, racconta Fabio Filippi, consigliere regionale di Forza Italia in Emilia-Romagna, anche due ragazzi di 16 e 17 anni e una donna. Ora Filippi è minacciato da un sedicente gruppo terroristico «Nuove Brigate Garibaldi», firmatosi in un volantino con una stella a cinque punte emulativa delle Br. Le minacce sono arrivate al giornale L'Informazione di Reggio Emilia, cuore rosso della regione più rossa d'Italia. «Rivendichiamo la distruzione delle infami croci, simbolo dell'ennesimo tentativo fascista di gettare ombre sulla gloriosa guerra popolare di liberazione partigiana», si legge. Quindi la minaccia più esplicita: «Sappia il nemico fascista, e sappiano soprattutto i loro sgherri forzaitalioti locali, che l'orgoglio partigiano non si farà intimidire». Prima di questo volantino, su cui sta indagando la Digos di Reggio Emilia, la croce nel bosco era stata tagliata sei volte, una al mese. «E quello - spiega Filippi - è un posto isolato, dove non si passa per caso». L'ultima volta, a inizio marzo, accanto alla croce divelta è stato trovato anche un volantino dal testo inquietante, sempre a firma Nuova Brigata Partigiana Garibaldi: «Fascisti revisionisti infami non attentate la memoria partigiana o sarà peggio per voi. W la resistenza armata». Il Reggiano è un territorio che fu al centro del famigerato «triangolo rosso», dove dopo la guerra vennero commesse numerose uccisioni da parte di formazioni di partigiani. E a Reggio Emilia, solo qualche mese fa, venne interrotta e contestata la presentazione dell'ultimo libro del giornalista Giampaolo Pansa, La grande bugia, sulle responsabilità del Pci.
«Spero sia solo un gruppuscolo di esaltati - confessa - e ora mi guardo sempre intorno». Ma il consigliere azzurro punta il dito contro il sistema di potere rosso che in Emilia Romagna comanda da 60 anni, tra Pci-Pds-Ds, cooperative e Anpi, l'Associazione nazionale dei partigiani: «Credo ci sia qualcuno in auto blu dietro gli esecutori materiali delle minacce - attacca - perché noi viviamo in una regione in cui vige una democrazia controllata». Poi se la prende con il presidente della Regione, il ds Vasco Errani: «Non ho ricevuto la sua solidarietà e non me la aspetto nemmeno». Ma dopo le pubbliche accuse la telefonata di Errani, alla fine, è arrivata, anche se Forza Italia ha chiesto un pronunciamento formale di condanna da parte della giunta emiliano-romagnola.