In Emilia Romagna le coop rosse vincono un appalto su quattro

Negli ultimi 12 mesi le imprese hanno ottenuto lavori per 290 milioni di euro

Stefano Filippi

Forte di consolidati rapporti politici e indubbie abilità produttive, il sistema delle cooperative è uno dei partner preferiti degli enti che bandiscono appalti. I dati parlano chiaro: una bella fetta (tra il 20 e il 30 per cento) degli appalti pubblici assegnati ogni anno in Emilia Romagna viene vinta dalle coop. È tutto scritto nelle relazioni del Sitar, il Sistema informativo telematico appalti regionale, una banca dati che registra tutto ciò che nella regione governata dal diessino Vasco Errani si decide in materia di lavori, forniture, servizi e incarichi professionali. Ci vuole un po' di tempo per scartabellare tra prospetti e dossier (sito internet www.sitar-er.it), ma ne vale la pena.
Meglio precisarlo subito: non c'è nulla di «penalmente rilevante». Qui non si parla di appalti sospetti o di mazzette. Sono gare pubbliche regolarmente bandite in Emilia Romagna da enti locali o statali (come l'Anas o le ferrovie) e regolarmente aggiudicate tramite asta pubblica (66 per cento del totale), trattativa privata (25), vendita privata o vendita privata semplificata. Il Sitar riporta tutto: strade, ferrovie, palazzetti dello sport, ospedali, infrastrutture in fibre ottiche, case popolari, inceneritori, manutenzioni varie. L'elenco è sterminato. Ebbene, di questo mare di lavori le coop riescono a ritagliarsi una quota che oscilla tra un terzo e un quarto.
Prendiamo il 2004, ultimo anno solare di cui il Sitar riferisce i dati completi. Nell'insieme sono stati attribuiti 2.091 appalti e le cooperative ne hanno vinti 341, il 16,3 per cento. Se però si va a guardare il valore delle opere assegnate, la fetta spettante alla galassia mutualistica è più consistente: su 1.608 milioni di euro, alle coop ne sono andati 378, cioè il 23,5 per cento. Significa che si sono guadagnate i lavori dagli importi più elevati. Magari non i più alti in assoluto, ma le somme sono in generale superiori alla media.
L'appalto più cospicuo del 2004 è stato bandito dalla Italferr per il raddoppio dei binari sulla linea Bologna-Verona, teatro della tragedia di Crevalcore. La gara, del valore di circa 190 milioni di euro, è stata vinta da un raggruppamento di imprese guidato dalla Baldassini-Tognozzi spa di Firenze. Ma alle sue spalle si è piazzato uno dei colossi della Legacoop emiliano-romagnola, il Consorzio cooperative costruzioni di Bologna che riunisce 240 imprese: al Ccc sono andate altre 20 gare d'appalto (due conquistate come capogruppo) per complessivi 109 milioni di euro. Spiccano poi realtà come il Consorzio ravennate cooperative, la modenese Cmb (Cooperativa muratori e braccianti) di Carpi, la Orion di Cavriago (Reggio Emilia), la Manutencoop di Zola Predosa (Bologna).
Che le coop riescano ad aggiudicarsi i lavori più remunerativi lo confermano altri dati del Sitar, quelli relativi agli appalti di importo superiore a 5,92 milioni di euro. Qui si possono esaminare le cifre delle opere assegnate nel secondo semestre 2004 e nel primo semestre 2005. In questi 12 mesi nella regione Emilia Romagna sono state aggiudicate 40 grandi opere, la più importante delle quali riguarda il lotto 5A della variante di valico autostradale tra Sasso Marconi e Barberino del Mugello (valore quasi 200 milioni di euro) vinto dall'impresa Nino Ferrari di Roma. Di questi 40 appalti, alle coop ne sono finiti 15: il 37,5 per cento.
Quanto al valore, la parte toccata alle coop è pari a 290 milioni di euro su 957 complessivi, cioè il 30,3 per cento. Un terzo, in sostanza: dalla tangenziale di Forlì alla manutenzione del verde a Fidenza, dal nuovo cimitero di Cesena alla circonvallazione di Alfonsine, fino al nuovo ospedale di Modena dove la Cmb si occuperà della «progettazione definitiva ed esecutiva, costruzione, completamento e gestione delle strutture di servizio e di supporto alle attività assistenziali».
Proprio sull'ospedale di Baggiovara il deputato azzurro Isabella Bertolini ha acceso la polemica lo scorso mese quando si è saputo che la Banca popolare dell'Emilia Romagna finanzierà con 30 milioni di euro la società Sesamo, costituita dal meglio della cooperazione rossa (Cmb, Ccc, Cdic, Orion, Cefla, Ferrari impianti, Manutencoop, Servizi Italia, Cir e Coopservice).
Per i prossimi vent'anni Sesamo avrà l'esclusiva dei lavori di manutenzione e ristrutturazione e dei servizi ai degenti, dalla pulizia alla ristorazione, compresi edicola, merceria, fioreria e banca. «Non si spenderà e non si investirà un euro pubblico senza passare obbligatoriamente per una coop rossa - ha denunciato il coordinatore regionale di Forza Italia e vicecapogruppo alla Camera -. Colossi della cooperazione rossa si sono uniti per creare una spa ad hoc solo per assicurarsi la gestione di commesse milionarie, erogate da enti e amministrazioni pubbliche governate dalla sinistra. Ogni altro possibile competitore è escluso. Ciò che in altre regioni può apparire sospetto, in Emilia Romagna è prassi quotidiana».
(4. Continua)