Emilio Gnutti finisce sotto inchiesta anche a Brescia

L’indagine è per falso in bilancio. Nessun contrasto con quella parallela condotta dai magistrati milanesi

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Emilio Gnutti è sotto inchiesta da parte della procura di Brescia per falso in bilancio. L’ipotesi di reato è collegata ad alcuni aumenti di capitale che sarebbero stati finanziati dalla capogruppo Hopa. Aumenti di capitale che presenterebbero diverse irregolarità.
Avviata nello scorso autunno, dopo i primi accertamenti della Guardia di Finanza, l’inchiesta riguarda le comunicazioni sociali dal 2001, vedendo coinvolti i consiglieri che via via firmarono i bilanci. Per questo le Fiamme Gialle stanno studiando tutta la documentazione man mano acquisita dall’ottobre-novembre scorso.
Il finanziere Gnutti è quindi iscritto nel registro degli indagati della procura con l’ipotesi di reato di falso in bilancio. Da parte sua, il procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini non ha confermato o smentito la notizia, ma sottolinea che non c’è alcun contrasto con i colleghi Pm di Milano che conducono l’inchiesta sulla mancata scalata ad Antonveneta e sulla Banca Popolare italiana.
Prova evidente ne è che gli investigatori che conducono le indagini sono proprio gli stessi: il nucleo centrale di Roma e quello di Milano della polizia Valutaria. In pratica, gli investigatori più esperti, ufficiali scelti su espressa indicazione del comandante, il generale di Corpo d’Armata Roberto Speciale. Quest’ultimo, tra l’altro, da anni punta proprio al potenziamento di reparti come il Valutario per meglio seguire indagini delicate come quelle su Antonveneta, Bnl e Rcs.
Sul resto né Tarquini, né il pm Silvia Bonardi, titolare del procedimento, hanno rilasciato dichiarazioni. Poco importa, quindi, che Gnutti, come annunciato ai Pm milanesi nell’interrogatorio dello scorso 24 dicembre, si sia dimesso da tutte le cariche.
Sul fronte milanese, invece, il prossimo interrogatorio dell’imprenditore bresciano è condizionato dal deposito della memoria che gli avvocati di Gianni Consorte stanno preparando a difesa dell’ex presidente di Unipol. Solo quando i magistrati milanesi avranno in mano tutti gli elementi difensivi di Consorte potranno infatti predisporre il nuovo interrogatorio di Gnutti. Una tabella di marcia che però potrebbe subire modifiche entro fine mese.
Ci sarà da vedere, subito dopo le ultime risultanze investigative, se prevarrà ancora la strategia attendista o di estrema prudenza intrapresa dalla procura. Evitando, quindi, di chiedere nuove misure cautelari.
Una questione non da poco visto le inevitabili ripercussioni che qualsiasi mossa investigativa può determinare nella già avviata campagna elettorale. Si pensi solo al ventaglio di scelte: da quella di approfondire le posizioni di alcuni parlamentari per illecito finanziamento ai partiti a ipotetiche richieste di nuovi arresti per chi magari inquina le prove.
In questo quadro le valutazioni del procuratore aggiunto Francesco Greco e il confronto con il capo Manlio Minale, diventano determinanti. Dalla gestione delle indagini sul collega Francesco Castellano ai possibili coinvolgimenti di esponenti politici, fino alla ampia collaborazione data e assai apprezzata dagli ispettori ministeriali inviati dal Guardasigilli, la regia di Greco riscuote consenso, al di là di tentativi, peraltro maldestri, di creare tensione tra gli inquirenti.
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