Emirati arabi: altroparlanti vietati per la preghiera nelle moschee

&quot;Rivoluzione&quot; che suscita polemiche: il sermone del venerdì e la chiamata dei fedeli da parte del muezzin &quot;unificati&quot; in tutto il paese. La riforma servirà a &quot;modernizzare l'esercizio del culto&quot;<br />

Niente più altoparlanti per le preghiere islamiche, sermone del venerdì e chiamata del muezzin, "unificati" in tutto il Paese, "divisa unica" per gli imam e pannelli elettronici all’interno dei luoghi di culto per indicare gli orari delle preghiere. Sono questi, le rivoluzionarie "riforme per ammodernare le moschee" decise dalle autorità religiose degli Emirati arabi Uniti in un’iniziativa destinata ad aprire un ampio dibattito e polemiche nel mondo islamico.

Ne dà notizia stamane il sito web della tv saudita al Arabiya che riporta la risposta delle autorità religiose locali alle numerose critiche giunte in rete da vari siti islamici che accusano il governo di riforme contrarie all’Islam: "Si tratta di misure civili che nel rispetto della Shariya islamica, intendono ammodernizzare l’esercizio del culto da parte dei fedeli all’interno delle moschee", ha risposto Mohammed Mutar al Kàabi, direttore dell’Ente nazionale per la Sovrintendenza religiosa che per il momento ha intradotto la novità in due degli emirati del piccolo stato arabo: Abu Dhabi (la capitale) e al Ain.

Le cinque preghiere giornaliere previsto dall’Islam, avvengono attraverso la chiamata dei muezzin delle moschee diffuse attraverso gli altoparlanti. La crescente islamizzazione nel Paese ha portato ad estendere l’uso degli altoparlanti al rito religioso vero e proprio, compreso il sermone che l’imam recita ai fedeli all’interno del luogo di culto. Il nuovo provvedimento limita il ricorso ad amplificatori di volume all’esterno solo per la chiamata del muazzin. "Le nostre - ha detto al Kàabi - sono misure senza precedenti e sono destinate di fare delle nostre moschee, le migliore di tutti i paesi musulmani nel mondo".