Emma Bonino, la pasionaria che ora pensa solo alla pensione

«Pensionata sarà lei». Questa frase sembra quasi di sentirla pronunciare da lei, Emma Bonino, e invece è «solo» il titolo dell’ultimo pamphlet della leader radicale, «Le donne, la parità e la crisi economica» (Rubbettino editore, 170 pagine, 12 euro). L’ultima battaglia di Emma è l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. Un po’ per venire incontro alla sentenza della Corte Ue, che considera «discriminatoria» la differenza tra uomini e donne. Un po’ perché in fondo nemmeno lei (che di anni ne ha 61) ha tanta voglia di finire ai giardinetti. Tanto che ha già annunciato la volontà di ricandidarsi al Parlamento europeo con la sua lista Bonino (anche per evitare - come ha ammesso candidamente) di raccogliere le 175mila firme necessarie. Nel volume la Bonino ha raccolto le testimonianze di economisti, sindacalisti ed esperti, molte declinate al femminile (dalla segretaria Ugl Renata Polverini a Fiorella Kostoris Padoa-Schioppa) per dare forza alla sua tesi: le donne italiane dovrebbero poter scegliere di andare in pensione più tardi, anche a 67 anni. E, se così fosse, anche i conti dell’Inps ne trarrebbero giovamento. Perché le donne sono penalizzate, perché sono costrette a scegliere tra carriera e figli, vanno in pensione prima (ma vivono più a lungo - circa 1,5 volte la vita media degli uomini) e con pensioni ridicole visti gli stipendi in media più bassi dell’altro sesso. Perché in realtà le donne lavorano di più, sono più preparate e sono anche più intelligenti. Poco importa se la proposta Bonino è già stata avanzata dal professor Giuliano Cazzola (Pdl) e bocciata in coro dal Pd, che l’ha fatta eleggere in Parlamento. In fondo, per sua stessa ammissione, i radicali italiani amano giocare su due tavoli pur di portare a casa il risultato.