Emma e gli ospedali: «Unico riferimento per qualsiasi cosa»

Un infermiere scolastico «che risolva i problemi senza necessità di ricorrere sempre e solo ai pronto soccorso». È l’idea lanciata ieri dalla candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Emma Bonino nel corso di un incontro con dirigenti e operatori del Sant’Andrea. Accolta dal direttore generale dell’azienda ospedaliera Vitaliano De Salazar e dal preside della facoltà di medicina Vincenzo Ziparo, la vicepresidente del Senato ha infatti insistito sulla necessità di «distinguere la parte sanitaria da quella sociale» visto che «in assenza di servizi di prossimità sul territorio l’ospedalizzazione diventa l’unico punto di riferimento per qualsiasi cosa» mentre «bisogna sgravare gli ospedali da competenze che non gli spettano».
Bonino ha ribadito la volontà di accorpare gli assessorati alla sanità e ai servizi sociali e di convocare «gli stati generali della sanità per riuscire in una grande operazione verità e informazione con i cittadini». La candidata del centrosinistra ha aggiunto che «ideologicamente non ho niente contro il privato, ma i costi devono essere omogenei. Non è un problema che le strutture siano cattoliche o no. Il problema è capire se i servizi erogati sono in linea con i costi e la soddisfazione delle esigenze dei cittadini». Infine ha parlato di «trasparenza nelle scelte e nelle procedure» e a chi le chiedeva quale fosse il muro più altro da affrontare nella sanità ha risposto che «la parte più dura sarà imporre, o far accettare un metodo diverso. Le resistenze ci saranno, ma in altre regioni, anche di amministrazioni diverse, è stato fatto e dunque non deve essere impossibile. C’è un ostacolo politico. Ma non sono esattamente queste le cose che mi spaventano».
Bonino ha anche parlato, nel corso di un’intervista a Gr Parlamento, dei futuri eventuali rapporti con il Campidoglio. «Tutti e due dovremo fare di necessità virtù, anche il Comune non può fare tutto da solo - ha detto Bonino -. Lo prevedono le leggi e non è un problema che mi dovrei porre solo io. Basti pensare a viabilità, pendolari, politiche abitative. Ci sono interi settori dove volendo e non volendo bisogna fare di necessità virtù. Ho sentito invece altre preoccupazioni al contrario, di monocolori di varie istituzioni, o eccessivo accentramento». Nella stessa intervista l’esponente radicale è anche tornata sulle parole poco entusiastiche di Dario Franceschini sul suo conto: «Ognuno è responsabile delle scelte che fa. A me fa piacere l’entusiasmo e il lavoro dei quadri dirigenti, e di chi si è mobilitato. Se parte del partito dice no, mi dispiace ma ne prendo atto».