Emma fa la maestrina ma è già stata bocciata

Con la sua gestione la Marcegaglia ha portato la Confindustria al disastro. E il <em>Sole 24 Ore</em> perde copie perché i lettori pro economia di
mercato non ci si ritrovano. Ora <strong><a href="/interni/la_marcegaglia_cambia_cavallo_tremonti_premier/24-01-2011/articolo-id=501406-page=0-comments=1">cambia cavallo: Tremonti premier</a></strong>

Medice, cura te ipsum, ossia «medico, cura te stesso». Il motto latino, che si trova nel Vangelo di San Luca, si addice a Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che sostiene che da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente e che non riesce ad affrontare i grandi nodi che il Paese deve risolvere. Lei, frattanto, con la sua gestione della Confindustria l’ha portata al disastro, sull’orlo della rottamazione, con un errore dopo l’altro. E il giornale il Sole 24 Ore continua a perder copie perché i lettori pro economia di mercato non ci si ritrovano. L’azione del governo, negli ultimi sei mesi, è stata tutt’altro che insufficiente. Infatti, nel semestre che abbiamo dietro le spalle, sono stati messi in sicurezza i conti pubblici, con una legge finanziaria ispirata al rigore, in modo da sventare le speculazioni eventuali sul nostro debito pubblico. Inoltre, il governo è riuscito a contenere la spesa e a migliorare il gettito delle imposte tramite la lotta all’evasione fiscale e l’anno è stato chiuso con un deficit inferiore alle previsioni. E senza una piattaforma di rigore non si può fare la politica della crescita. La sfida è adesso, non ieri. Non è neppure vero che nel semestre il governo non ha fatto nulla per risolvere i grandi nodi del Paese. È stata varata la riforma universitaria, che riguarda uno di tali nodi.

Fra le caratteristiche di Emma Marcegaglia c’è quella che quando parla di problemi strutturali del Paese o di crescita economica, non espone in modo chiaro le proposte concrete che lei ritiene siano prioritarie, con i relativi strumenti. Non è chiaro che cosa proponga al di là delle seguenti frasi fatte, che riecheggiano il vecchio frasario genericista del Pci, che però parlava alle masse del passato, come partito d’opposizione: «La mancanza di crescita incattivisce la società. C’è un tema economico, ma anche morale ed etico. E di benessere più in generale. Credo che il Paese si deve davvero concentrare sul tema della crescita. Vuol dire speranza per i giovani. Il dato dei due milioni di giovani che non studiano né lavorano è drammatico. E proprio sulla crescita, invece, il Paese tutto si deve concentrare: tornare a produrre benessere per le persone. Invece c’è una totale disattenzione. Si parla di tutto, ovviamente i temi di questi giorni, tranne che di questo. Ma questo è il tema che interessa ai lavoratori, ai cittadini, alle imprese».

Il tema della crescita è centrale, nella finanza pubblica, ma anche nel mercato del lavoro. E in questi mesi è avvenuta una grande rivoluzione nei contratti di lavoro, a opera della Fiat guidata da John Elkann e Sergio Marchionne e dei sindacati liberi. Ciò per altro, al di fuori della Confindustria, in quanto questa non ha avuto il coraggio di denunciare l’accordo del 1993, riguardante la concertazione nazionale dei contratti di lavoro incompatibile con il nuovo modello contrattuale proposto da Marchionne. Il governo ha favorito, anche con un esonero fiscale, i contratti basati sul salario di produttività contrattati a livello aziendale, nel quadro di contratti nazionali a maglie larghe. Ed il governo è contrario a una legge che vada contro la tesi di Marchionne e dei sindacati riformisti per cui la rappresentanza aziendale sindacale è costituita solo dai sindacati che firmano tali contratti collettivi. Emma Marcegaglia accetta questa tesi o sposa la tesi della Cgil e del Pd per cui anche il sindacato che vota contro il contratto aziendale deve essere rappresentato nell’azienda per la sua applicazione? Il secondo tempo della politica economica dedicato alla crescita trarrebbe notevole giovamento da una presa di posizione confindustriale a favore della tesi dei sindacati riformisti e di Marchionne e contro quella della Cgil, che vuole inquinare sin dall’inizio il pozzo del contratto aziendale, con contestazioni interne. C’è poi la questione tributaria, su cui noi abbiamo esposto tesi, certo opinabili, ma ben precise. La prima nostra tesi è: no a una imposta patrimoniale; la seconda tesi è «si» a un pacchetto urgente di riduzione delle imposte di 23 miliardi articolato su tre anni per 12 miliardi sulle famiglie e 11 sulle imprese, coperto per terzo con riduzione di esoneri fiscali, per un terzo con riduzioni di spese e per un terzo con recupero di gettiti al di là delle previsioni. Da Marcegaglia, che tanto ama la crescita, come tema etico, non si sono ancora avute proposte articolate. Il medico deve proprio curare se stesso.