Emozioni al pianoforte con Bacchetti e Beethoven

Barbara Catellani

Presentare Andrea Bacchetti al pubblico genovese è quasi superfluo, un talento che da anni ormai dona alla nostra città quel pizzico di orgoglio campanilistico in più, visto il suo grande successo non solo italiano, ma a livello internazionale. E se prodigio è stato da bambino, prodigio lo è anche ora, con la squisita sensibilità che caratterizza ogni volta le sue esecuzioni, in equilibrio tra cervello e cuore, con mestiere intelligente e personale; un a tu per tu con il pianoforte che rimane intimo ma che sa trasmettere quelle sensazioni indimenticabili che dona il gusto raffinato. E oggi è la serata del grande ritorno sul palcoscenico del Carlo Felice; sì, perché se lo abbiamo apprezzato lo scorso febbraio nell'ambito della stagione della Gog con il Quartetto Prazak, è anche vero che come solista manca dal nostro teatro da 12 anni: e scusate se è poco. Nemo propheta in patria, è proprio così. «Non vorrà mica scrivere che sono meglio degli altri? - ha subito puntualizzato il maestro - Non è vero, anzi le confesso che avrei quasi voglia di non suonare, con tutti i talenti che popolano il mondo concertistico dei nostri giorni; insomma, lei mi capisce, pensi che figura, se il concerto si dovesse rivelare disastroso…a Genova, poi!». Verrebbe quasi da pensare ad una posa, ma è chiaro come il sole che la modestia è pura. È comunque anche vero, lo riconosciamo, che suonare a casa propria è molto più difficile e "rischioso", soltanto per il fatto che istintivamente si creano aspettative maggiori.
Diamogliene atto. Il secondo concerto di Beethoven è il programma della serata (insieme a straordinari pezzi per orchestra di Mendelssohn e Schumann), un capolavoro che appartiene ormai al repertorio anche dei voraci ascoltatori emblema della classicità e dell'equilibrio, un concerto che non passa mai di moda, se è lecito dir così. «Non riesco a dire che proprio perché l'ho suonato tante volte non ritenga necessario studiarlo - ci confessa - le direi una bugia, lo studio eccome, perché ne ho bisogno, perchè ogni volta è come la prima volta; altro che bagni di sole o palestra…se non si studia, le cose non vengono: nessuno nasce imparato!». Sul podio Lawrence Renes, 26 anni; il direttore artistico Alberto Triola investe molto sui talenti emergenti (anche se il nostro Bacchetti emerso lo è già da un po'!) e prova ne sia proprio questo ciclo dedicato ai concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven - inaugurato lo scorso 23 settembre da Pietro De Maria - affidato alle mani di artisti giovanissimi e assai talentuosi. Questo non può che giovare alla crescita artistica del nostro teatro…come si dice: «Largo ai giovani!». Specialmente poi se sono di così grande talento e (a volte celato) entusiasmo.