EMOZIONI TROPPO FORTI

Avevo una Cinquecento blu, un amico con un negozio di utensili e un altro che suonava la chitarra nelle balere per mettere via qualche soldo. Andavamo a correre al parco del Valentino, poi in un’orrida spaghetteria che si chiamava «Pasta&Basta». Forse avranno chiuso per overdose di olio sui maccheroni. E ci impasticcavamo soltanto di sogni, mescolando la statistica economica e le statistiche del campionato di calcio, la curva di Laffer e quelle di una certa Alessia, che aveva una gran successo, ed era la più desiderata da tutti.
Se ripenso agli anni dell’Università, io ripenso a una stagione piena di sole. Tanto che anche le notti, se ricordo bene, erano luminose. E sono sicuro che per molti di voi è stato così. Quelli sono gli anni in cui è tutto ancora intero: ognuno può immaginare il suo futuro senza essere costretto a fare i conti con la realtà. Durante l’Università siamo tutti futuri scrittori, poeti, inventori, artisti, comunque geni. I sogni non accettano compromessi.
I compromessi arrivano subito dopo. Uno esce dall’Università, cerca lavoro, lo trova e le notti smettono di essere luminose. Avevo un’amica che sognava di fare politica, mi diceva sempre: «Diventerò sindaco di Torino e tu mi chiederai un’intervista». Chissà dov’è finita, magari lavora alle Poste. Però, per dire, persino i sogni della politica, all’Università, sono puri, quasi ingenui, quante balle si hanno in testa a quell’età. Sono gli anni della libertà senza grandi responsabilità. È l’età già adulta senza i doveri degli adulti, la vita divisa con altri, ma senza le bollette da pagare; il gas, al massimo, è quello che serve per gli accendini, e i tassi d’interesse crescono in modo preoccupante solo in presenza di belle ragazze.
E allora, vedete, sembra ancora più assurdo il delitto di Perugia. È la tragedia che arriva nel mezzo della festa, è la morte che interrompe l’esplosione della vita, è l’incubo che spezza la stagione dei sogni. E non puoi fare altro che chiederti «perché?». «Cercavano sensazioni nuove», sostiene il giudice. Sensazioni nuove. Emozioni più grandi. Ma certo: quei ragazzi cercavano una vita a tinte troppo forti per i loro volti così pallidi. A proposito: li avete visti, come sono pallidi?
La tragedia di Perugia, alla fine, è tutta qui: figlia di una generazione che anticipa tutto, che comincia a provare tutto prima e quando arriva all’età meravigliosa dell’Università non s’accontenta della Cinquecento e di «Pasta&Basta». Vuole di più, a tutti i costi. Forse anche a costo di rimetterci la vita.
Non c’è più l’attesa, non c’è più il proibito. C’è l’esistenza che si consuma, tutto e subito, con pretese sempre maggiori, con soddisfazioni sempre minori. È un girone infernale, una rincorsa infinita che sposta sempre più avanti il confine dell’osare. Si comincia presto, da giovanissimi. E proprio per questo non si finisce più. Mia figlia, per esempio, ha 15 anni e dice che per i suoi compagni è normale uscire e star fuori fino a tardi tutte le sere. Mi ha appena telefonato. Ci è rimasta male perché le ho detto: stasera no.