Enac, Flores d'Arcais: "Nel Pd morale perduta" Ma nessuno lo ammette

Dal 2005 a oggi il centrosinistra è scosso da scandali che ogni volta tirano in ballo gli stessi nomi. Ma tutti negano il problema. Flores d'Arcais: "La corruzione investe le seconde e terze file delle gerarchie"

Roma - C'è puzza di bruciato in via del Nazareno. I nervi sono tesi, gli animi pesanti. Qualcuno storce il naso, qualcun altro tira dritto. Il senatore Nicola Latorre si sbraccia ad assicurare che "non c'è alcuna questione morale". Lo aveva già detto Pier Luigi Bersani giorni fa. In questo lasso di tempo l'inchiesta che investe gli appalti dell'Enac e i finanziamenti al Partito democratico è andata avanti: sono emersi nomi e cognomi, sono spuntate pure delle somme di denaro (a quattro zeri) e sono fioccate pure le prime querele. Fa specie che in tutta l'intellighentia progressista soltanto Paolo Flores d'Arcais, in un editoriale sul Fatto Quotidiano, si sia permesso di far notare ai papaveri del Pd che, forse, qualcosa non va: "Nessuno stupore, perciò, se la questione morale è diventata per il Pd un problema, a causa della corruzione che investe le seconde e terze file delle sue gerarchie. Una questione morale grande come una casa che la nomenklatura di partito nega, ma anche la base rimuove".

"Possibile che nel Pd non possa diventare riflesso condizionato il semplicissimo 'non rubare'?", si chiede Flores d'Arcais. Pare proprio di sì. Per tornare a Latorre: "Nel Pd, i finanziamenti sono tutti trasparenti". "E' sempre amaro constatare come iscritti al partito possano aver commesso atti illeciti - assicura il senatore democratico - ma quando simili vicende hanno riguardato qualche nostro amministratore o dirigente, gli indagati non hanno esitato a farsi da parte". Anche Massimo D'Alema ne è convinto: "E' in corso un'indagine e occorre rispettare l'azione della magistratura che riscuote la mia piena fiducia". Eppure la questione morale esiste, nonostante il centrosinistra abbia fatto di tutto per passare immacolato e avere sempre pronto il dito da puntare alla giugulare del centrodestra. In realtà, le prime crepe risalgono a sei anni fa ai tempi di "Abbiamo una banca?". Dalla scalata Antonveneta agli scandali in salsa pugliese il passo è breve. E i nomi che spuntano fuori sono sempre gli stessi. Era il 2009: Giampaolo Tarantini veniva affiancato - insieme al giro di escort e di denaro - al vicepresidente della giunta pugliese Sandro Frisullo, mentre Alberto Tedesco (poi senatore Pd) finiva indagato per associazione a delinquere e corruzione. Prima di arrivare all'affaire Enac, si fa un salto pure a Napoli dove non sono certo mancati i guai per il governatore campano Antonio Bassolino. 

"La questione morale, trent’anni dopo, è più che mai il banco di prova di una politica democratica - tuona Flores d'Arcais dalle colonne del Fatto - l’unica scelta vincente. Non capirlo è stupidità, come minimo". Il problema è che il Partito non vuole nemmeno ammetterne l'esistenza. Entro un paio di settimane si concluderà l’inchiesta della procura di Roma sulla presunta tangente da 40mila euro che l’imprenditore Viscardo Paganelli, titolare della low cost Rotkopf Aviation, avrebbe pagato a Franco Pronzato, consigliere di amministrazione dell’Enac, attraverso l’intermediario Vincenzo Morichini, per accelerare le pratiche di rilascio del certificato di operatore aereo necessario per partecipare alla gara per i collegamenti tra l’Isola d’Elba, Firenze e Pisa. Prima di concludere gli accertamenti i pm Paolo Ielo e Giuseppe Cascini intendono completare alcuni atti istruttori, a cominciare dall’interrogatorio dello stesso Morichini, ex amministratore dell’agenzia Ina Assitalia nonchè fund raiser della Fondazione Italiani Europei di Massimo D’Alema, ritenuto dagli inquirenti l’uomo chiave dell’inchiesta perché in grado di spiegare il percorso di alcune somme di denaro che sarebbero passate dalle mani di Viscardo Paganelli a "molti esponenti del Pd" i cui nomi sono stati annotati su un "pizzino" finito poi nelle mani degli inquirenti.

Voli, barche e soldi. Lo scandalo che scuote il Partito democratico rischia di minare seriamente i vertici di via del Nazareno, almeno nella loro credibilità. "La questione morale riguarda largamente il partito di Bersani, anche lui sodale di gente finita agli arresti. Saremo severi sul nostro versante ma lo saremo anche su quello della sinistra delle mazzette e dei favori ai boss", denuncia il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri ricordando che "gli uomini di D'Alema sono dentro vari traffici". "Il suo notissimo sodale Morichini risulta in contatto con esponenti della cosidetta P4 e poi è al centro di indagini per vari traffici - spiega Gasparri - Morichini è tra i principali sostenitori della fondazione di D’Alema, alla quale spesso partecipa Giuliano Amato, presidente del Consiglio quando si cancellava il carcere duro per i mafiosi". Proprio per questo, l'esponente del Pdl vuole "sapere se Morichini condivide ancora con D’Alema la proprietà dell’Ikarus e se lo usa qualche volta"...