Enav, il tesoriere Udc:"Non ho preso soldi"

Il tesoriere Giuseppe Naro nel verbale integrale smentisce le tangenti. Il pm: "Èpoco plausibile". La Finanza sull’appalto all’aeroporto di Palermo: lavori lievitati da 40 a 91 milioni

Ecco la verità dell’onorevole Giuseppe Naro, il tesoriere dell’Udc indagato dalla Procura di Roma per finanziamento illecito ai partiti, che secondo l’accusa avrebbe ritirato la tangente da 200mila euro dalle mani dell’imprenditore Tommaso Di Lernia in rapporti con l’Ad di Enav, Guido Pugliesi, presente anch’egli nella sede di via Due Macelli a Roma. «Dazione ambientale», per dirla con Di Pietro, presumibilmente avvenuta negli uffici del partito accanto a piazza di Spagna e destinata - stando a quel che racconta Di Lernia, e in seconda battuta il superconsulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola - al leader dell’Unione di centro, Pier Ferdinando Casini. L’interrogatorio di Naro condotto personalmente dal pm Paolo Ielo si limita all’essenziale. Non scava in profondità, anche per il muro eretto dal deputato dell’Udc che accampa spiegazioni ritenute dagli inquirenti «poco plausibili».

«NEGO GLI ADDEBITI»
Il pm contesta al deputato le dichiarazioni dei «pentiti» Cola e Di Lernia, i riscontri telefonici con l’aggancio delle stesse celle puntate su piazza di Spagna da parte dei telefonini di Pugliesi e Di Lernia, la versione della segretaria di quest’ultimo (sul prelievo dei soldi a San Marino) e le parole dello stesso Cola, il quale riferisce di un incontro con Di Lernia e Pugliesi, successivo alla consegna, nel quale l’ad di Enav «ringraziò Cola del denaro consegnato all’Udc». Naro nell’interrogatorio del 31 ottobre è categorico: «Nego gli addebiti». Poi premette di «avere ricordi vaghi» su questa vicenda «anche per la rapidità dello svolgersi dei fatti» appresi solo successivamente «dai ornali». Andando al sodo, riferisce: «Conosco Pugliesi il quale mi parlava di un imprenditore di area Finmeccanica che voleva conoscere Cesa perché aveva delle simpatie per il partito. Quella mattina venne Pugliesi, con cui avevo appuntamento. Apparve con costui, che mi parlò delle sue simpatie per il partito».

TANTI SOLDI. PER SIMPATIA
E ancora. «Io lo ricevetti - Cesa non era presente al partito dove avvenne l’incontro - e costui, che in seguito ho rammentato essere Di Lernia - mi parlò della sua simpatia verso il partito, ripromettendosi di essere vicino ad esso in occasione delle successive competizioni elettorali. Io intesi le sue affermazioni come una disponibilità ad aiutare finanziariamente il partito. Non accade nulla in concreto. Io poi non ho più visto né sentito questa persona. Aggiungo che dal 2006 l’Udc è all’opposizione, sicché non aveva nessun potere di designazione dell’Ad di Enav. Non conosco alcuno dell’ambiente di Selex Si». Tutto qui. Di Lernia viene indicato genericamente da Naro come un «imprenditore qualunque» che, per simpatia con l’Udc, voleva pagare.
PM: Vuole riferire del suo profilo professionale?
Giuseppe Naro: «Sono ricercatore dal 1988 presso la facoltà di Economia e commercio dell’Università di Messina. Dal 2001 sono in aspettativa parlamentare, essendo stato eletto nelle liste dell’Udc. Dal 2005 svolgo le funzioni di segretario amministrativo del partito cui appartengo».
PM: Dove e quando ha conosciuto Pugliesi?
GN: «Nei primi anni ’90, quando lui lavorava presso la Telecom, non sono in grado di dire dove. Forse in un’occasione politica. Negli ultimi anni ci frequentavamo episodicamente per ragioni di amicizia».
PM: Le è accaduto che Pugliesi le abbia presentato imprenditori che volessero fare donazioni al partito?
GN: «No, mai»
PM: Per quale ragione le presentò proprio Di Lernia?
GN: «Non lo so, bisognerebbe chiederlo a Pugliesi»
PM: Conosce Bonferroni?
GN: «Si, è un vecchio democristiano che attualmente, per quanto ne so, gravita in area Udc. Nell’Udc è tra quelli che ha posizioni più filoberlusconiane».
PM: Bonferroni ha mai portato contributi al partito?
GN: «No, nel 2006 mi pare fece una contribuzione pari alla sua indennità. Aggiungo che, di tutti i partiti, l’Udc è quello che gode delle erogazioni liberali più alte».

UNA DIFESA «INVEROSIMILE»
Se il difensore di Pugliesi, Francesco Scacchi, corre a precisare che non hanno alcun losco significato gli incontri tra il suo assistito e il tesoriere di Casini in quanto tra i due ci sarebbe esclusivamente «un rapporto di amicizia sincero e pluriennale da sempre coltivato con incontri personali», il pm Ielo mette nero su bianco il suo disappunto sulla linea difensiva. «Le dichiarazioni dell’onorevole Naro - osserva il magistrato nella nota allegata alla richiesta di custodia cautelare - rafforzano l’ipotesi d’accusa, perché poco plausibili sul piano logico e documentalmente smentite». Non sono convincenti «perché egli non ha fornito alcuna logica spiegazione della singolare circostanza della presentazione del Di Lernia. Prima e dopo Pugliesi non lo avrebbe messo in contatto con alcuno degli imprenditori che gravitavano in ambito Enav e non si comprende perché costui avrebbe dovuto mettere l’onorevole Naro in contatto con un oscuro subappaltatore di Selex. Sono documentalmente smentite anzitutto perché la frequentazione tra Pugliesi e Naro è tutt’altro che episodica (nel solo 2010, e fino a novembre, si contano nell’agenda sequestrata a Pugliesi almeno 14 appuntamenti). Peraltro, a dimostrazione della natura degli stessi, non è casuale che tali incontri vengano fissati in orari lavorativi, almeno tali considerati sulla base dell’id quod pleurumque accidit, ciò a dimostrazione del fatto che si trattava d’incontri di tipo istituzionale o professionale e non già di tipo personale». In particolare, uno degli incontri tra Pugliesi e l’onorevole Naro «prevedeva la presenza di Fabrizio Gori, persona indicata da Di Lernia come segretario dell’onorevole Brancher, che si occupava anche delle nomine in ambiente Env. Incontro tra i tre che certamente non poteva assumere il carattere di un incontro personale».

IL DOSSIER GDF SU PALERMO
È sui rapporti intercorsi tra l’Enav e la Selex in merito al progetto di ammodernamento dell’aereoporto di Palermo che si concentra l’attenzione degli investigatori, che ora hanno allargato gli accertamenti anche agli scali di Napoli, Trieste, Bergamo, Genova e Venezia. Su Palermo la Gdf non azzardano valutazioni di congruità economica dato «il carattere altamente tecnico delle forniture e delle prestazioni rese da Selex nei confronti di Enav», ma si limitano ad evidenziare che «le stesse opere, il cui valore è stato stimato ad aprile 2008 a circa 40 milioni, sono state valutate ad aprile del 2009, in sede di offerta da parte di Selex, in circa 99 milioni di euro, per poi essere definitivamente determinate, in sede di sottoscrizione di contratto, in euro 91.706.000». Una discreta differenza.

LA VERITA’ DI IANNILLI
Il commercialista Iannilli, interrogato in carcere, ha ammesso l’emissione di fatture per creare fondi neri, poi finiti a Lorenzo Borgogni di Finmeccanica. «Confermo di essere il dominus di Arctrade, che posseggo all’85 per cento. Confermo di aver rilasciato fatture false, integralmente o parzialmente false, o per ricevute che sono state pagate. Tanto facevamo per poter lavorare (...). Tra dicembre 2009 e gennaio 2010 l’Arctrade ha acquistato il 30 per cento di una società agricola già di proprietà di Borgogni» per 800mila euro. Quando ho saputo da Cola che c’erano indagini su Finmeccanica a Napoli ho chiesto a Cola di riavere il denaro. Cola mi ha ribadito che a Borgogni il denaro bisognava darlo e così mi ha sollecitato a realizzare un’operazione capace di ridare il denaro a Borgogni dopo averlo ottenuto come restituzione della caparra. L’11 marzo Borgogni l’ha restituita e dopo sono state ripagate le fatture che non ho stornato perché avevo già ammesso un’evasione per 3 milioni di euro».