Endesa: E.On apre a Enel, ma l’Opa resta

L'ad Bernotat offre un ramoscello di ulivo alla società di Conti ("Cercheremo contatti") e afferma di non aver rastrellato azioni del gruppo italiano. Momento della verità il 29 marzo quando scadrà l’offerta di acquisto

Milano - Tutto rinviato al 29 marzo, quando scadrà l’Opa di E.On su Endesa, ma la partita per il gruppo tedesco sembra farsi sempre più difficile e la versione on line del quotidiano Handelsblatt in un editoriale invita l’ad, Wulf Bernotat, a «mettere fine a questa farsa e ritirarsi dalla Spagna». La decisione di rinunciare a chiedere all’assemblea di Endesa convocata per il 20 marzo l’abolizione del limite di diritto di voto al 10% è stato il primo segnale che E.On non sperava più di farcela: il rischio di sentirsi dire di no alla richiesta dagli azionisti spagnoli era troppo alto. Il cda del gruppo di Madrid ne ha preso atto ed ha annullato la convocazione dei soci. In questo modo E.On sterilizzerà la propria Opa al 10% (secondo alcuni osservatori potrebbe raggiungere una quota compresa tra il 25 e il 40% nel capitale di Endesa), ma impedirà pure a tutti gli altri soci di votare oltre il 10 per cento. Con una differenza: Enel e Acciona potranno sommare le loro quote e in un secondo tempo potranno puntare a loro volta all’abolizione del limite di voto. Bernotat ha però segnato un punto a suo favore con la richiesta Ue alle autorità spagnole di rimuovere ogni ostacolo all’Opa. Un’imposizione che arriva però a giochi fatti.
In ogni caso il 29 marzo si apriranno tre scenari, secondo Bernotat: «Abbiamo tre opzioni teoriche: l'Opa ha successo e otteniamo la maggioranza, teniamo la minoranza o semplicemente abbandoniamo la partita. Quella di tenere la minoranza è un'opzione teorica». L’ipotesi che Enel ed E.On possano sedersi a un tavolo per arrivare a uno «spezzatino», presa in considerazione da più di un analista, viene scartata da ambienti vicini all’Enel e non piace neppure al governo spagnolo, che vedrebbe fatto a pezzi il più importante gruppo iberico del settore.
L’ad di E.On, comunque, sembra al momento aver abbandonato ogni proposito di uno scontro con Enel: ieri ha ammesso che non c’è concerto tra Enel e Acciona (che sarebbe ben difficile da dimostrare), ha escluso azioni legali, ha dichiarato di non avere quote Enel (nel fine settimana si era parlato di una possibile scalata dei tedeschi alla società guidata da Fulvio Conti) ed ha teso la mano al vertice del gruppo italiano: «Cercheremo contatti» ha detto. Per finire, si è preso la ramanzina da Handelsblatt che ha scritto che «E.On è pronta a spendere più di 20 miliardi di euro, ma non potrà avere il controllo di Endesa».
Secondo analisti interpellati dal Giornale, E.On dovrà cercare un accordo per perdere il meno possibile, ma sarà una partita difficile. Anche perché Enel ed Endesa hanno bisogno di raggiungere una dimensione più grande se vogliono resistere in un’Europa dominata da Edf che è su tutti i mercati con presenze importanti. E per Enel l’ingresso in Endesa vuol dire pure disporre di centrali nucleari anche a ovest e non solo nell’Est Europa.
D’altro canto ieri l’ad di Enel, Fulvio Conti, ha sottolineato che l'operazione su Endesa è amichevole, volta a sviluppare la cooperazione tra le due società e ha sostenuto che creerà valore per gli azionisti: «Abbiamo deciso di entrare nel capitale di Endesa perché è una società molto efficiente, con ottimi risultati, ben gestita e con una forte proiezione internazionale» ha detto.