Endesa irrompe nella partita Aem-Asm

Il sindaco Corsini: «Le trattative vanno avanti Giusta la strategia per arrivare a un’alleanza»

da Milano

Ma insomma, la fusione Aem-Asm si fa o non si fa? La «bomba Vitale» scoppiata giovedì, quando Marco Vitale, consigliere della società bresciana, ha detto seccamente che per lui bisognava aspettare la fine della vicenda Enel-Endesa (in altri termini, tirare il più in lungo possibile per far fallire l’accordo) ha scatenato una ridda di voci, indiscrezioni e anche qualcosa di più, che davano ormai per affondata un’intesa che sembrava possibile, sia pure tra continue difficoltà. E ci sono voluti due comunicati, uno del Comune di Brescia e l’altro di Asm, per mettere un freno alla sensazione che ancora una volta Aem e Asm non ce l’avrebbero fatta.
«Le trattative connesse al progetto di integrazione societaria Aem-Asm stanno procedendo. Il sindaco e il vice sindaco condividono gli indirizzi strategici di Asm e ritengono saranno mantenuti dopo l’assemblea del 20 aprile» affermava la nota del Comune. «Asm sottolinea la strategicità dell’obiettivo di crescita per linee esterne e segue con caparbietà i futuri sviluppi della lunga e complessa vicenda Endesa» aggiungeva la società.
La partita di Enel in Spagna entra così di prepotenza nella vicenda delle utilities italiane, non solo per l’interesse dei bresciani per la controllata italiana di Endesa, ma anche perché un fallimento della fusione aprirebbe le porte a un’Opa ostile su Aem, con buone probabilità di successo. E, secondo voci, tra i possibili «assalitori» ci sarebbe anche E.On, se dovesse perdere a Madrid.
A Brescia ieri sottolineavano che il sindaco, Paolo Corsini, non sarebbe sceso in campo così nettamente se non fosse stato sicuro del fatto suo. Ma le difficoltà esistono e fonti vicine al Comune ieri hanno confermato che l’incontro tra i sindaci previsto per l’inizio di settimana prossima slitterà a dopo Pasqua. A Milano sostengono che «gli advisor continuano a lavorare, ma non c’è dubbio che l’inizio di settimana prossima sarà cruciale: potremo capire davvero se la fusione si fa o non si fa»: sotto la Madonnina l’ottimismo non è travolgente e affiorano timori.
La prima preoccupazione si chiama Hera. Fonti del settore affermano che l’utility bolognese non sta dormendo e che almeno una parte del cda di Asm sarebbe propenso a guardare verso i romagnoli per un accordo. Il vero, grosso, pericolo viene però dal timore di Aem di essere scalata. La sentenza della Corte europea prima o poi arriverà e nessuno si nasconde che potrebbe essere avversa al Comune, rendendo così scalabile la società se la fusione con Asm non andasse in porto. A quel punto un’Opa ostile avrebbe buone probabilità di aver successo. Conquistare Aem vuol dire anche avere in mano il 50% (o poco meno) di Edison, oltre al più ricco mercato elettrico italiano, quello di Milano. Già girano voci che sostengono che E.On, se sconfitta in Spagna, potrebbe «vendicarsi» attaccando in Italia: si arriverebbe a una Edison che vede in condominio nell’azionariato francesi di Edf e tedeschi.
Ma è proprio questo scenario a rafforzare la possibilità di un accordo Aem-Asm: il mondo politico difficilmente sarebbe disposto a permettere un fallimento di un’alleanza che avrebbe dovuto costituire il nocciolo del futuro raggruppamento delle utility italiane e che invece minaccia di diventare il «cavallo di Troia» di qualche gruppo straniero. E, magari senza entusiasmo, la fusione a quel punto si farà.