Enea, il nobel Rubbia tenta il contropiede

Dopo il confronto con il ministro Scajola il presidente è vicino al commissariamento ma convoca il consiglio di amministrazione

Emanuela Ronzitti

da Roma

Enea, ultimo atto. Per l’Ente che studia le nuove tecnologie legate all’energia e all’ambiente il commissariamento è oramai quasi una certezza. L’incontro tra il presidente Carlo Rubbia e il ministro delle Attività Produttive, Claudio Scajola, sembra aver peggiorato gli equilibri già precari del colosso scientifico, scatenando una serie di reazioni a catena che rischiano di far implodere la struttura. Lo scambio di informazioni tra i due, non ha strappato neppure un sorriso dal volto del premio Nobel, che con un certo disappunto ha lasciato in tutta fretta la sede di via Veneto.
Le parole che sono uscite dalla bocca del ministro pare siano rimaste sospese nel vuoto della stanza, per poi, con una certa disinvoltura, essere rispedite al mittente. Qualche attimo per fare ordine nella sua mente, e lo scienziato, stretto in un serrato silenzio, si rimette in macchina e riparte dirigendosi verso Roma nord, dove ha sede l’Ente. Sono attimi di calma piatta, perché Rubbia una volta giunto in ufficio, si mette subito a lavoro, facendo preparare dalla sua segreteria particolare una delibera d’urgenza. Probabilmente, il suo gesto è l’ultimo colpo di coda, prima del commissariamento. Questa mossa, ha creato un ulteriore contraccolpo al management dell’Enea. Il contenuto sintetico della delibera non lascia spazio a fraintendimenti.
Tra le carte, fatte stilare da Rubbia, spunta una nuova candidatura al governo della direzione generale: quella di Francesco Troiani che con l’incarico di «facente funzioni», dovrebbe andare ad occupare le poltrona dell’attuale, Giovanni Lelli. La nuova candidatura designata da Rubbia, dovrà comunque passare attraverso il vaglio del Cda, unico organo preposto alla ratifica. Era da immaginarselo che la struttura, dopo il verdetto immediatamente esecutivo del Tar del Lazio, sarebbe tornata in balìa del vento dei malumori che da anni mina la stabilità del comparto tecnologico. Che Rubbia, dovesse applicare alla lettera l’ordine dei giudici, ovvero la rimozione dell’ingegnere Lelli dall’incarico ufficiale di direzione era evidente. Ma di fatto, nulla sarebbe cambiato per la gestione tutelata dalla norma di garanzia che riconsegna Lelli, una volta rimosso dall’incarico ufficiale, al suo ruolo pre sentenza: quello di direttore di fatto (facente funzioni). L’azione del presidente, ligio all’applicazione immediata della legge, va oltre e appare molto più incisiva, quando oltre all’atto di «ratifica di nomina della delibera per far applicare il dettato del Tar», aggiunge un secondo punto alla delibera, intrerpretato da molti come un atto intimidatorio che contribuisce a scaldare ancor più gli animi.
«Annullare con effetti immediati la nomina di Lelli a direttore generale, rimuovendolo dall’esercizio delle sue funzioni e restituendolo al ruolo che occupava prima di facente funzioni», ovvero la vice presidenza.
L’atto sottoscritto dal premier dell’Ente, punta a richiedere non solo la sostituzione, ma anche la neo nomina di un suo candidato alla direzione. Nel frattempo, il Cda si prepara a dar battaglia, per venerdì prossimo quando, alle 10, ora per la quale si riunirà in camera caritatis il consiglio d’amministrazione, i consiglieri alzeranno le barricate contro le ambizioni di Rubbia, e tenteranno di stracciare la delibera, archiviando il caso con una secca bocciatura di Troiani, candidato al management. È certo, a questo punto, che il presidente non abbia nessuna intenzione di fare marcia indietro e di lasciare campo libero senza aver tentato di imporre la sua linea di gestione, peraltro duramente contestata, ancora una volta, due giorni fa da 1400 lavoratori firmatari di un documento di sfiducia. Ai destinatari, dal premier Berlusconi, ai ministri Scajola, Moratti e Matteoli, al sottosegretario Letta, si richiede un intervento d’urgenza nei confronti dei vertici dell’Enea. Un verdetto di immediata rimozione e sostituzione della presidenza.
In una parola, il commissariamento. Un gesto estremo, che potrebbe però garantire all’Ente un periodo di temporanea stabilità, rasserenando gli umori dei 4mila lavoratori dell’azienda.