Enel-Acciona, intesa mancata si litiga sul 25% di Endesa

Volata finale con inevitabile braccio di ferro sugli ultimi dettagli per l’accordo tra Enel e Acciona per la cessione del 25% di Endesa in mano al gruppo immobiliare spagnolo. Ieri si sono riuniti i consigli di amministrazione di Enel, di Endesa (che dovrà cedere alcune sue attività ad Acciona come parte dell’accordo) e di Acciona stessa: i cda sono iniziati nel primo pomeriggio, ma subito trapelava un forte scetticismo sulla possibilità di chiudere in giornata. I due consigli avrebbero dovuto ratificare un’intesa che dà il controllo totale del gruppo elettrico spagnolo agli italiani, in cambio di una somma di circa otto miliardi e una serie di attività nel campo dell’energia rinnovabile ad Acciona. In serata un comunicato Enel affermava che l’operazione «non risulta al momento ancora pervenuta a una fase decisoria».
La convocazione dei tre consigli faceva pensare a un accordo ormai imminente, anche se si sapeva che l’annuncio avrebbe potuto arrivare questa mattina: fonti ben informate sostengono che è stato superato lo scoglio della valutazione degli asset che devono passare da Endesa ad Acciona. Ma i problemi sono altri. Acciona (sembra José Manuel Entrecanales stesso) ha infatti calato un’altra carta: il gruppo produce pale eoliche e apparti elettrici per la generazione e finora li vendeva direttamente a Endesa di cui era azionista. Ora Entrecanales chiede la garanzia di esclusiva di alcune forniture, in particolare nell’eolico: una cosa che Enel non intende (e non può) concedere. Gli azionisti non potrebbero infatti accettare acquisti fatti a occhi chiusi e senza una gara.
Le linee generali dell’intesa sono comunque già delineate: Enel si accollerebbe circa 8 miliardi di debiti di Acciona con le banche spagnole. La firma con Enel-banche avverrebbe solo dopo la firma con Acciona. Inoltre, prima del closing dell’operazione, Endesa distribuirebbe un dividendo straordinario di 4,3 miliardi, che andrebbero ad aggiungersi agli 1,1 miliardi di anticipo sul dividendo ordinario. Per Enel non cambierebbe molto (in fondo si tratterebbe di una partita di giro tra capogruppo e controllata), mentre Acciona verrebbe a incassare pro-quota il dividendo straordinario che andrebbe a creare nuova liquidità, visto che gli 8 miliardi assunti da Enel andrebbero a ridurre il debito. Va detto però che in questo modo Acciona potrà accedere a finanziamenti freschi (non è chiaro in che misura) che dovranno sostenere i suoi piani di sviluppo nell’energia eolica.
Quanto a Enel, se è vero che dovrà accollarsi gli 8 miliardi di debito, è anche vero che ha un programma di dismissioni che dovrebbero permetterle di contenere l’esposizione entro i 56 miliardi, grosso modo la cifra da cui era partita poco più di un anno fa: oggi è ridotta a circa 50. In compenso Enel potrà contabilizzare circa due miliardi di margine operativo in più che fanno capo a Endesa e che oggi sono di competenza di Acciona: con il controllo al 92% di Endesa Enel dovrebbe arrivare a circa 16 miliardi di margine operativo. Questo dovrebbe permettere al gruppo guidato da Fulvio Conti di mantenere un rapporto debito-ebitda di circa 3,5 volte, tale da non andare a incidere sul rating.
Se non si arrivasse a un accordo la soluzione slitterà a marzo prossimo, con la scadenza dell’opzione a vendere di Acciona, ma difficilmente si dovrà aspettare fino a quel momento.
La Borsa ha guardato l’evolversi della situazione con prudenza: prima il titolo ha registrato un rialzo di oltre mezzo punto, poi, quando si è visto che non ci sarebbe stato alcun annuncio, ha ripiegato a un poco significativo -0,23%.