Enel, accordo con Acciona: sale al 92% di Endesa

SECONDI IN EUROPA Il gruppo elettrico italiano dietro solo a Edf con 94mila Mw di potenza

Alla fine hanno firmato l’accordo, ma a rate. Enel e Acciona si sono infatti accordate sulla cessione al gruppo elettrico italiano del 25,01% di Endesa che faceva capo ai madrileni al prezzo di 9,6 miliardi, ma il cda di Endesa si è riunito in due tempi: prima alle 5 del pomeriggio per approvare la cessione di impianti eolici e idroelettrici per tre miliardi ad Acciona, poi si è di nuovo riunito per varare il dividendo straordinario di 6,2 miliardi di euro, di cui 4,2 miliardi andranno all’Enel, 1,5 ad Acciona e 0,5 a quel 7,94% di piccoli azionisti che sono rimasti. E intanto i vertici di Enel e Acciona procedevano alla firma. In altri termini: tutti i pezzetti del puzzle sono andati al posto giusto, ma è stata una maratona.
Un divorzio consensuale, in cui le due parti, soprattutto quella madrilena, hanno trattato e «tirato» fino all’ultimo istante. Il governo spagnolo, intanto, si teneva «scrupolosamente neutrale», affermava il vice-premier Maria Teresa Fernandez de la Vega. Di fatto, Acciona ha portato a casa quanto previsto nei patti siglati un anno e mezzo fa, parte in cash, parte in attività. Ma niente di più. Ci sono i 9,6 miliardi che Enel pagherà, c’è il miliardo e mezzo di dividendo straordinario, ci sono gli asset di Endesa (circa 2.100 megawatt di potenza tra impianti eolici e idroelettrici) che Acciona pagherà però 2,9 miliardi. In più gli spagnoli si liberano della quota di debito che faceva loro capo attraverso Endesa, pari a 3 miliardi, che ora pesano su Enel. Di fatto, i 2,9 miliardi pagati da Acciona per gli asset di Endesa vanno quasi a pareggiare i 3 miliardi di debito che Enel si prende in carico.
Enel raggiunge innanzitutto l’obiettivo del controllo totale di Endesa, si libera di un socio a volte ingombrante e può accelerare nell’attuazione delle sinergie. E soprattutto può portare avanti il processo di «digestione» della raffica di acquisizioni fatte negli ultimi anni che ha portato a un gruppo da 94.300 megawatt di potenza installata, secondo produttore europeo di energia dietro alla francese Edf. Il tutto con circa un anno di anticipo sulle previsioni. Sul piano finanziario (advisor Mediobanca) ha ottenuto un prestito di 8 miliardi da un pool di 12 banche che verrà rimborsato per poco meno del 70% a 5 anni (5,5 miliardi con scadenza nel 2014) e per la restante parte a 7 anni (2,5 miliardi con scadenza nel 2016). In totale l’incremento del debito a livello di gruppo sarà di circa 11,7 miliardi che l’Enel prevede di ridurre di almeno 5 con le cessioni che dovrebbero andare in porto entro quest’anno. «Con questa operazione Enel raggiunge dimensioni di scala ottimali - ha detto l’ad Fulvio Conti, ieri a Madrid - potremo accelerare il processo di sinergie a beneficio dei clienti e a vantaggio degli azionisti».
Il titolo ha perso il 2,97% in una giornata nera per la Borsa e con l’accordo praticamente scontato.