Enel, braccio di ferro con la Slovacchia

Ora la spesa per i nuovi reattori rischia di essere rallentata

Paolo Giovanelli

da Milano

Il governo slovacco vuol rivedere i termini della vendita di Slovenske Elektrarne a Enel, avvenuta lo scorso aprile. E chiede due cose: ricevere i dividendi e rinegoziare le condizioni che prevedevano che allo Stato slovacco restasse la centrale elettrica di Gabcikovo, controllata al 50% con lo Stato ungherese. La vendita, tra le varie clausole, prevedeva che fino al 2010 i dividendi venissero reinvestiti per completare la costruzione di due impianti nucleari.
Ma da aprile a oggi a Bratislava è cambiato il governo: il vecchio esecutivo di destra, guidato da Mikulas Dzurinda, è stato sostituito a giugno da quello di Robert Fico, che ha vinto le elezioni con la promessa di aiutare le fasce meno abbienti della popolazione. Con un problema: la Slovacchia si è impegnata con l’Unione europea a contenere il deficit pubblico e i soldi da spendere sono pochi. Così cerca di rastrellarli dove può.
Ed ecco le cifre dell’affare: l’Enel ha pagato a Bratislava 839 milioni di euro per il 66% di Slovenske, il restante 34% è rimasto allo Stato slovacco. In più il gruppo elettrico italiano si è impegnato a investire due miliardi di euro entro il 2013, ma fino al 2010 i dividendi non saranno distribuiti. Gli utili previsti nel periodo 2006-2010 ammontano a circa 555 milioni: un terzo (circa 185 milioni in 5 anni, 37 milioni all’anno) potrebbe essere di competenza della Slovacchia. Non un grande affare, ma meglio di niente. Ma se Bratislava incassa, anche l’Enel riceverà il dividendo, che non verrà investito, rallentando la costruzione delle centrali. In fondo anche al gruppo italiano potrebbe far comodo una manciata di milioni. E il bello è che l’accelerazione degli investimenti era stata chiesta proprio dal governo di Bratislava, quello vecchio, però. Quello nuovo, primo ministro Fico in testa, ha definito le privatizzazioni «il più grosso errore degli ultimi otto anni», ma ha anche aggiunto che rispetterà comunque il contratto con l’Enel.
Ora Fico si trova davanti a un bivio: aprire una trattativa con l’Enel per rastrellare qualche milione, o attendere il 2010, con la prospettiva di ricevere qualche dividendo in più grazie agli investimenti nei nuovi reattori nucleari. Una Slovenske rilanciata e con le centrali in ordine potrebbe diventare la classica «cash cow», grazie anche alla sua posizione centrale nell’Europa dell’est.
Ora non resta che attendere che cosa diranno i rappresentanti di Bratislava nel cda di Slovenske: e magari potrebbe emergere una posizione più moderata, non dettata dalla necessità di tener buona la piazza. Quanto alla centrale di Gabcikovo, è possibile che l’Enel accetti di acquistare la quota in mano al governo slovacco, se il prezzo sarà abbordabile e se davvero la Slovacchia è intenzionata a venderla. Il che è possibile: in fondo sarebbe un modo di fare cassa senza pregiudicare gli investimenti in Slovenske e rafforzando il gruppo elettrico con una nuova acquisizione.