Enel, l’aumento di capitale si farà: 7 miliardi

Capitombolo in Borsa per una fuga di notizie su un possibile aumento di capitale dell’Enel: il titolo ha perso il 7,2% a 3,9 euro, con scambi tre volte la media dell'ultimo mese, dopo le indiscrezioni secondo le quali sarebbe allo studio un aumento di capitale tra i 5 e i 7 miliardi destinato a ridurre il debito e al mantenimento del dividendo su livelli invariati. L’Enel si è limitata a confermare che l’aumento «è una delle possibili opzioni attualmente allo studio, finalizzate al sostegno della crescita internazionale realizzata con l'acquisizione di Endesa. Sulle varie opzioni il cda Enel non ha ancora avuto modo di esprimersi».
Sempre secondo le indiscrezioni, l’operazione potrebbe essere sottoscritta non dal Tesoro direttamente, che rileverebbe però le azioni oggi in mano alla Cassa depositi e prestiti, ma da Sace e da Fintecna (ma la cosa curiosa è che ai piani alti della Sace nessuno ne sa niente). L’aumento andrebbe in ogni caso ad affiancarsi alle previste cessioni di attività destinate a ridurre l’indebitamento.
La Borsa non ha reagito bene. Gli analisti fanno notare che a parità di monte dividendi, un aumentato numero di azioni ridurrà la cedola per ogni singolo titolo: «Una perdita dell’7% ci sta tutta - dice un analista - perché ci troviamo davanti a una diluizione del price earning del 15%: il calo in Borsa è un segnale che gli operatori danno per certo l'aumento di capitale». Per contro, sottolineava la stessa fonte, un aumento di 7 miliardi permetterebbe di ridurre il debito intorno ai 55 miliardi che, con un ebitda poco sotto i 16 miliardi, permetterebbe di evitare un declassamento del rating. La minaccia di declassamento era data per quasi per certa se il gruppo fosse ricorso alle sole dismissioni. E Conti sembra deciso a non cedere su questo punto. Anche perché l’annuncio del programma di vendite avrebbe innescato una corsa al ribasso nella valorizzazione degli asset da vendere.
Positive le reazione delle agenzie di rating: Jp Morgan in un suo report di ieri definiva «una buona notizia» la possibilità di un'operazione sul capitale che, unita alla vendita di alcune attività, riaprirebbe le porte del credito al gruppo che nel medio termine verrebbe premiato dalla Borsa. Morgan Stanley sottolinea invece due altri aspetti, oltre alla positività di un aumento di capitale abbinato alla cessione di attività: innanzi tutto sarebbe vantaggiosa anche una riduzione del dividendo, in secondo luogo l'aumento permetterebbe un rinvio delle dismissioni e una loro migliore valorizzazione.
Il dividendo sul bilancio 2008 resterebbe invariato a 49 centesimi (di cui 20 già distribuiti), ma sul bilancio 2009 anche fonti italiane ritengono che una cedola meno ricca sarebbe una mossa positiva. Se non si arriverà addirittura a un rinvio in attesa di una completa risistemazione della situazione finanziaria. Secondo un operatore, la possibilità di un aumento è sensata perché non c'è solo una questione di debito, ma anche di adeguamento del capitale alle dimensioni del gruppo: se mai è da chiedersi perché non ci si sia mossi nel 2007, ai tempi della conquista di Endesa. La risposta sta ovviamente nella cronica mancanza di fondi dell’azionista pubblico. Insomma, all’aumento ci si sta pensando, il come verrà fatto sembra però ancora tutto da decidere.