Enel, più dividendo e quindici miliardi per crescere all’Est

Polonia e Slovacchia nel mirino. La cedola minima sarà di 42 centesimi

Paolo Giovanelli

da Milano

Enel, più dividendi ai soci e tanti soldi per l’espansione all’estero. Nei prossimi tre anni, infatti, le cedole versate saranno di un minimo di 0,42 euro contro lo 0,36 distribuito finora, con un aumento del 16,6%. Nel 2006, comunque, gli azionisti dovrebbero ricevere di più: ai 0,42 euro annunciati ieri dall’amministratore delegato Fulvio Conti, se ne aggiungeranno altri 0,17-0,20 legati alla cessione della prima tranche di Terna. In tutto 59-62 centesimi. Quanto al 29,9% della rete che deve ancora essere ceduto, Conti ha confermato che se non verrà acquistato dalla Cassa depositi e prestiti sarà messo sul mercato. Il dividendo di 42 centesimi sarà supportato dalla gestione ordinaria, con una «riserva» di un miliardo proveniente dalla vendita di Wind. Il titolo in Borsa ha subito una leggera flessione (-0,33% a 7,21 euro) perchè gli analisti si aspettavano un dividendo sia pur di poco superiore a quanto annunciato. La semestrale, in ogni caso, mostra un aumento dell’utile netto a 1,678 miliardi, mentre il margine operativo lordo è cresciuto del 3,1% e il risultato operativo del 2,8%.
Conti era però molto atteso anche sul fronte internazionale: le vicende spagnole, con il lancio dell’Opa di Gas Natural su Endesa, hanno focalizzato l’attenzione sulle intenzioni e sulle reazioni del gruppo italiano. E l’ad dell’Enel non si è tirato indietro. Innanzi tutto sulle cifre che la società può buttare sul tavolo: la vendita di Terna e Wind, con il relativo incasso e deconsolidamento del debito, la mettono in condizione di poter spendere 15 miliardi in acquisizioni che verranno focalizzate soprattutto nell’Europa centrale e orientale. E questo senza perdere il rating A sul debito. In dirittura d’arrivo dovrebbe finalmente esserci Slovenske Elektrarne, in Slovacchia, mentre l’Enel è entrata nella short list per l’acquisizione della polacca Dolna Odra. Senza contare che se la Russia dovesse dare il via alle privatizzazioni, l’Enel non si farebbe pregare. Riguardo alla Francia, c’è sempre l’interesse per il 35% di Snet, «promessa» nell’ambito dell’accordo Edison, ma per la quale è stata bandita una gara. Quanto all’Opa su Endesa, Conti ha detto che «elude tutte le norme antitrust, ad esempio per quanto riguarda il problema della posizione dominante. Forse dovremmo preoccuparci e, se possibile, farci sentire». Inoltre gli altri mercati vanno verso un consolidamento e aggregazioni, mentre in Italia il mercato è «frammentato, e questo è uno sbaglio». Se Enel non dovesse arrivare a spendere tutti i 15 miliardi nelle acquisizioni, sarà possibile il lancio di un buy back, ma una decisione non sarà presa prima di fine 2007.
Confermati infine anche i 13 miliardi di investimenti in Italia: verranno finanziati con il cash flow e serviranno alla riconversione delle centrali e al miglioramento della rete di distribuzione.