Enel, Suez fa scattare la controffensiva

Scajola: Parigi un po’ bizzarra in fatto di libero mercato. Poli (Eni): «Opa difficile»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Il gruppo Suez ha chiesto alla Commissione europea di prendere «tutte le misure necessarie e urgenti per preservare l’eguaglianza di trattamento fra gli operatori», in presenza dei «poteri esorbitanti» detenuti in Enel dallo Stato italiano, in particolare la golden share che limita i diritti di voto degli altri azionisti. Suez ha scritto al commissario al Mercato interno Charlie McCreevy una lettera in cui spiega che si riterrebbe penalizzata dalla normativa italiana in caso di una eventuale Opa dell’Enel.
La lettera è stata ricevuta a palazzo Berlaymont e «naturalmente sarà esaminata», dicono fonti della Commissione.
La controffensiva è, evidentemente, strumentale provenendo dal Paese che ha deciso di rendere pubblica una società privata come la Suez, fondendola con la Gaz de France, pur di evitare l’Opa italiana. Inoltre, il Tesoro italiano non ha mai utilizzato la golden share, che sarà comunque sostituita a breve - proprio su richiesta di Bruxelles - da altri meccanismi come la poison pill adottata con l’ultima legge finanziaria. E in ogni caso, si sottolinea, la golden share era stata pensata proprio in favore degli azionisti, per evitare che takeover ostili potessero successivamente smembrare i gruppi o stravolgerne l’identità.
«Parigi ha una concezione un po’ bizzarra del libero mercato in Europa», commenta il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola. E, comunque, spiega che a suo avviso il ricorso di Suez alla Commissione «fa parte dello scontro in atto fra le società. Se l’Enel valuterà che vi siano le condizioni, proseguirà nella sua azione, che non è ostile - aggiunge Scajola - ma soltanto di mercato».
L’azione di Suez segue ad abundantiam la dura presa di posizione di Jacques Chirac. È ormai evidente che per Parigi Enel-Suez è diventato un «caso nazionale», dunque la possibilità di un’Opa si allontana. Ne è convinto Roberto Poli, presidente dell’Eni. «Il consiglio dell’Enel è sovrano - spiega Poli - ma mi sembra che la posizione del presidente francese sia piuttosto forte, e credo che l’Opa sia difficile». Quanto all’Eni, aggiunge, le ipotesi di scalata non sono concrete almeno fino a quando lo Stato restarà azionista con una quota corposa come l’attuale.
Nell’Enel, il Tesoro detiene direttamente il 20,9% del capitale, più il 10,2% attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Poco più del 30% in tutto, contro il 90% posseduto dallo Stato francese in Electricité de France e del 70% in Gaz de France. Dopo la fusione con GdF, la privata Suez diverrebbe partecipata per il 40% dal governo transalpino.
Davanti alla Commissione, a questo punto, ci sono diversi documenti sul caso Enel: il memorandum della società italiana, che ripercorre i passaggi della vicenda, anche dal punto di vista temporale; la lettera della Suez; inoltre, i commissari McCreevy e Neelie Kroes non potranno non tener conto delle rimostranze presentate personalmente dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che potrebbe portare al prossimo Ecofin informale di Vienna un documento sulla questione energetica in Europa. Bruxelles ha già fatto capire che le mosse di Parigi vanno in direzione contraria alle regole europee. Tuttavia, molto nell’atteggiamento concreto della Commissione dipenderà dalla presentazione effettiva dell’Opa da parte di Enel, che oggi appare poco probabile.