Energia, le bugie al vento di Prodi

«Berlusconi scrive un libro sulle bugie di Prodi» è la migliore notizia che ho letto sul Giornale del 5 gennaio. Ove, poche pagine dopo, si può leggere il servizio di Gabriele Villa: «Energia eolica, il bluff della sinistra», cioè una delle tante bugie di Prodi. È più d’una la ragione che fa sorgere il sospetto che Romano Prodi sia un bugiardo matricolato, a cominciare da quella informazione - che egli raccontò di aver ricevuto dagli spiriti - sul nome della luogo ove Aldo Moro veniva custodito, contro la propria e per volontà delle Brigate Rosse. Sarò un ingenuo, ma a me questa storiella basterebbe, da sola, per non consentire al professore la guida non dico del governo, ma neanche di uno scuolabus. Ma veniamo alla bugia delle energie rinnovabili e del protocollo di Kyoto di cui Romano Prodi si è autodefinito essere «un militante».
La bugia - in campagna elettorale, va da sé - è questa: far credere agli elettori con tanto di buoni sentimenti verso le questioni ambientali che il protocollo di Kyoto è necessario e che i vincoli che esso impone sarebbero raggiungibili con le tecnologie offerte dall’energia eolica e fotovoltaica. Tutti noi abbiamo un piccolo sogno nel cassetto: il mio è poter convincere che bastano semplici «conti della serva» per smascherare le frottole di Prodi e di Pecoraro Scanio sulle questioni energetico-ambientali. Bisogna solo avere la pazienza di esercitare un po’ d'aritmetica elementare. Proviamoci.
Per soddisfare i vincoli del protocollo di Kyoto sarebbe necessario che, dei 40 GW elettrici che il nostro Paese assorbe, circa 10 GW siano prodotti con tecnologie che non emettono gas-serra. Una di queste è la tecnologia nucleare: per produrre con essa 10 GW elettrici basta spendere meno di 30 miliardi e installare 10 reattori nucleari da 1,2 GW ciascuno (e, naturalmente, chiudere 10 impianti a gas). Cosa fattibilissima: ad esempio, la Svizzera ha 5 reattori, la Spagna 10. Non a caso, consapevole di ciò, Silvio Berlusconi, con franchezza e con grande senso di responsabilità, disse chiaro e tondo ai suoi concittadini: «Bisogna ridiscutere l’opzione nucleare». «No! - tuonò Romano Prodi - tutti stanno abbandonando il nucleare. La soluzione è nell’eolico e nel fotovoltaico». Tralasciamo il fatto che il nucleare è la prima fonte d’energia elettrica in Europa e che il programma energetico cinese prevede 30 nuovi reattori nucleari entro il 2020, 60 entro il 2030 e oltre 200 entro il 2050 (chissà se Prodi, nel suo recente viaggio in Cina, ne è stato informato), e focalizziamo la nostra aritmetica su eolico e fotovoltaico.
Per produrre 10 GW elettrici con la tecnologia eolica bisogna spendere più di 60 miliardi e installare 60 GW (non sempre soffia il vento) di mulini a vento, pari a 40.000 turbine da 1,5 MW ciascuna (fatemelo ripetere: 40.000). Oppure bisogna spendere più di 500 miliardi e installare 90 GW fotovoltaici (non sempre brilla il sole). La beffa, in entrambi i casi, è che i 60 GW eolici o i 90 GW fotovoltaici consentirebbero di chiudere non 10 GW a gas ma, forse, solo 2: gli impianti convenzionali devono esserci, pronti a partire quando non soffia il vento o non brilla il sole. Pena, a dir poco fastidiosa, i black-out. Insomma, i 60 miliardi spesi in turbine eoliche o i 500 miliardi spesi in pannelli fotovoltaici farebbero risparmiare solo carburante. Quanto? Beh, assumendo per quegli impianti «alternativi» 20 generosi anni di esercizio, essi produrrebbero, in questo periodo, 200 GW elettrici, che è la produzione che si otterrebbe da 40 mila tonnellate di uranio che costano meno di 4 miliardi.
Insomma, in campagna elettorale il Professore aveva promesso agli italiani che per risparmiare 4 miliardi avrebbe speso una cifra compresa fra 60 e 500 miliardi (a seconda del peso relativo tra le tecnologie eolica e fotovoltaica). Che farà, ora? Riconoscerà quest’altra bugia e non manterrà quell’insana promessa, dichiarando che è impossibile mantenerla? Oppure la manterrà, portando al collasso le finanze pubbliche? Staremo a vedere.