Energia: chi inquina meno ora può fare buoni affari

da Milano

L’accordo di Kioto per la riduzione delle emissioni nell’atmosfera è un costo per chi inquina, ma anche un modo di guadagnare per chi migliora i propri sistemi produttivi. All’inizio di aprile è partito il mercato dei «certificati neri» che attestano le riduzioni di inquinamento da ossido di carbonio, che vanno ad aggiungersi ai «certificati verdi» che attestano la produzione di energia da fonti rinnovabili e ai «certificati bianchi» che attestano i risparmi nei consumi di energia ottenuti dal sistema produttivo. Kioto stabilisce degli obiettivi di riduzione delle emissioni: a essere interessata è soprattutto l’industria dell’energia, del cemento, carta, vetro. Così, chi va oltre i traguardi previsti riceve dei certificati che può vendere a chi invece non li ha raggiunti, in modo di «portare in pari» l’intero sistema produttivo.
Quanto valgono questi attestati? «Molto dipende dai prezzi di mercato, che hanno conosciuto forti oscillazioni - afferma il presidente del Gme (Gestore del mercato elettrico), Salvatore Zecchini -. Le quote di emissioni per il 2005-2007 sono già state fissate in precedenza, mentre per il 2011-2012 la Commissione Ue ha stretto molto i freni: questo evidentemente provocherà un aumento delle quotazioni». L’Italia ha un volume di quote pari a 11 milioni di tonnellate di Co2, con un deficit di 7,9 milioni: in altri termini dovrà acquistare certificati per 7,9 milioni. A meno che ci siano delle imprese italiane che riducono le loro emissioni oltre il dovuto e che poi mettono sul mercato i loro certificati. Secondo una stima, il solo mercato dei certificati verdi potrebbe valere intorno ai 700 milioni; quello dei certificati bianchi ufficialmente non supera i 3 milioni, di fatto sembra raggiunga i 60 milioni; quello dei certificati neri (che è appena partito) potrebbe essere valutato intorno ai 15 milioni, ma con la prospettiva di una forte impennata dei prezzi.