Energia e gas, la sinistra radicale s’infiamma

da Roma

Liberalizzazioni? Bene, ma senza esagerare. Rappresentano tutto quanto è rimasto della «fase due» dopo la potatura di Caserta. Un programma mimino, sottolinea Silvio Berlusconi: «Sotto il lenzuolo niente», ha ironizzato facendo riferimento alla «lenzuolata» annunciata dal ministro Pierluigi Bersani. E comunque non sono piaciute a tutta la maggioranza. La sinistra radicale, ad esempio, le ha mandate giù ma al ministro Bersani, ha detto chiaramente che questo andazzo non va bene. Non è il caso del presidente della Camera Fausto Bertinotti che ieri ha parlato da leader politico, ma non per intralciare la strada al governo. Ha assicurato che è stata «realizzata una convergenza reale su una idea di modernizzazione del Paese». In sintonia con il presidente del Consiglio Romano Prodi secondo il quale quello approvato «non è un disegno contro qualcuno, ma un disegno che va a vantaggio di tutti».
I paletti li hanno messi i Comunisti italiani, Rifondazione comunista e i Verdi. «Liberalizzare i settori strategici del nostro Paese sarebbe un clamoroso e grave errore. Un governo di centrosinistra dovrebbe guardarsene bene dal compierle», ha avvertito Pino Sgobio, capogruppo alla Camera del Pdci. Sulla stessa linea Maurizio Zipponi del Prc, entrambi preoccupati che il prossimo passo sia l’approvazione del disegno di legge Lanzillotta che «sta giacendo da mesi al Senato paralizzato dai veti della sinistra radicale», come ha osservato il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, che ha anche ribadito il suo sostegno al provvedimento che riguarda servizi pubblici, energia e gas. Che però non è in cima alle preoccupazioni di Prodi, visto che ieri ha assicurato che «ora tocca alle authority», ma non ha citato il Ddl Lanzillotta.
L’altro stop della sinistra radicale riguarda la proposta del ministro allo Sviluppo economico di creare una bicamerale sulle liberalizzazioni. «Siamo pronti a discutere con il centrodestra», ha assicurato Bersani. Idea bocciata dal capogruppo dei deputati verdi Angelo Bonelli: «Non si capisce il motivo di una bicamerale sulle liberalizzazioni: su questo tema l'opposizione dia pure il suo contributo, ma la maggioranza deve andare avanti».
Anche il centrodestra crede poco alla bicamerale. E il perché lo ha spiegato Berlusconi in un’intervista al Sole 24 ore. Se le opposizioni collaborassero andrebbe a finire come con la Finanziaria, passata a colpi di voti di fiducia. E poi, dietro il pacchetto Bersani c’è «la volontà di demolire le liberalizzazioni di sistema, quelle varate dal mio governo. Non c’è riforma del mio esecutivo che la sinistra non tenti di azzerare. Hanno accantonato una straordinaria riforma della scuola - prosegue -. Intendono stravolgere la legge Biagi. Noi - assicura - siamo, come sempre, aperti al dialogo e chiediamo al governo di cambiare atteggiamento». Il centrodestra potrebbe semmai sfidare l’esecutivo sullo stesso terreno. A questo pensa ad esempio Maurizio Sacconi, senatore azzurro ed ex sottosegretario al Welfare: «Sfideremo il governo soprattutto sui servizi pubblici locali che vanno messi tutti a gara e senza clausole sociali destinate a vanificare le gare stesse».