Energia e mutui mai così bassi e la crisi può diventare un affare

Mettiamo subito in chiaro una cosa: la crisi c’è, è severa e per certi versi è senza precedenti, tuttavia anche all’interno di una crisi vi sono delle opportunità che sono indiscutibili e forse irripetibili, l’unica cosa che non serve a nulla è lasciarsi trascinare dallo sconforto senza analizzare bene la situazione. Seneca insegnava duemila anni fa al suo allievo prediletto che «il vento è sempre favorevole per chi sa dove vuole andare», ebbene, cerchiamo di capire dove sta soffiando in questo momento il vento per l’Italia.
Innanzitutto bisogna premettere che siamo un Paese abbastanza ingessato, con forti margini di miglioramento infrastrutturale, con un alto debito pubblico, una grande dipendenza dal petrolio, un tessuto economico che da anni non vive periodi di espansione troppo veloci e una diffusa presenza della piccola e media impresa. In condizioni normali, con queste premesse, c’era poco da stare allegri, infatti in fase di crescita le grandi multinazionali erano il motore degli investimenti ed evitavano accuratamente il nostro Paese, troppo complicato per la loro ottica, per rifugiarsi in Stati politicamente e fiscalmente amichevoli come l’Irlanda.
Adesso però che la marea si sta ritirando, diversi valori possono emergere: secondo le stime Ue rese note ieri, ad esempio, quella stessa Irlanda, che era da molti additata a modello, rischia di far marcare per il 2009 un rapporto pauroso deficit/Pil all’11%, con una recessione del 5%, mentre l’Italia si confermerà un’economia stabile.
Ma le sorprese potrebbero addirittura essere positive. I tassi di interesse vicini allo zero possono essere un aiuto insperato per le nostre finanze, sia pubbliche (alleggerendo la spesa per tassi passivi, una delle principali fonti di spesa statale, come testimoniano le ultime aste prese letteralmente d’assalto dagli investitori) che private, consentendo ad esempio sconti importanti sui mutui, che solo pochi mesi fa erano oggetto di allarme.
La bolletta energetica, che costituiva un fardello pesantissimo sulla nostra competitività, diventerà leggera a livelli del tutto impensati solo un anno fa, regalando addirittura un vantaggio alla nostra obsoleta rete di trasporti su gomma: un’occasione d’oro per rinnovare le infrastrutture senza essere assillati dai costi. Una cosa però potrebbe veramente fare la differenza: la cultura imprenditoriale italiana, affidata alla creatività della piccola media impresa, può trovare innanzi a sé vere e proprie praterie lasciate libere dal ritiro delle grandi multinazionali costrette a ricercare il taglio dei costi e dal vacillare di una concorrenza (dalla Cina alla Spagna) cresciuta troppo presto e male.
Anche a rischio di dire un’ovvietà bisogna ricordare che se investire prima di una crisi è il peggior momento possibile, una volta che la crisi si è palesata il momento diventa ottimo, perché si può approfittare del futuro miglioramento. Chi ha comprato durante la depressione dopo il ’29 ha costruito una fortuna, di quelli che sono rimasti a piangersi addosso non si ricorda più nessuno. Sta a noi scegliere chi vogliamo essere.
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