Energia: E.0n accelera la campagna d’Italia e serra l’asse con A2A

Si allontana l’idea di uno spin-off di Endesa Italia. Ai tedeschi resterà l’80%. Dopo Edf, Zuccoli trova un altro alleato in Germania

da Milano

E.On, il gruppo energetico tedesco che contende a Edf la leadership europea nel settore dell’elettricità, potrebbe vincere la partita di Endesa Italia. Ottenendo che non si faccia lo spezzatino delle centrali, che darebbe il 20% degli asset ad A2A, ma che il gruppo rimanga unito; con i tedeschi in larga maggioranza (80% del capitale) e la quota restante agli italiani.
La pace tra Enel ed E.On, che ha permesso al gruppo guidato da Fulvio Conti di conquistare la spagnola Endesa, prevede infatti che l’80% di Endesa Italia passi sotto il controllo di E.On., mentre il restante 20% resti nella mani di Asm Brescia, oggi confluita in A2A assieme ad Aem Milano. Renzo Capra, presidente di Asm, aveva chiesto che l’accordo si traducesse in uno scorporo pro quota delle centrali. Una iniziale richiesta di Asm di ottenere la centrale di Terni era caduta già lo scorso anno, mentre sembrava possibile che ad A2A andassero gli impianti idroelettrici della Calabria e la centrale a carbone di Fiumesanto in Sardegna. Ieri, al convegno organizzato a Milano su utilities e mercato del gas, è emersa la sorpresa: E.On avrebbe puntato i piedi su Fiumesanto, che da sola «fa» il 25% dell’intero margine di Endesa Italia.
Sembra così prendere terreno la possibilità che Endesa Italia continui ad avere un azionariato condiviso (80% E.On, 20% A2A): si verrebbe così a duplicare la situazione che vede A2A alleata di Edf in Edison. Anche se una frase del prossimo presidente di A2A, Giuliano Zuccoli, detta ieri («Stiamo ancora discutendo sugli asset») farebbe pensare che l’«opzione spezzatino» non sia del tutto tramontata. Ieri al convegno di Accenture c’era però chi sosteneva che Capra vede con più favore lo spezzatino, mentre Zuccoli sarebbe disponibile a una «convivenza» con E.On. Indiscrezione che non è stato possibile verificare. Inoltre alcuni importanti personaggi del mondo politico italiano vedrebbero di buon occhio un rafforzamento di E.On sul mercato italiano, che creerebbe una concorrenza più serrata nell’offerta di energia.
Cedendo Endesa Italia a E.On, Enel si è infatti portata in casa un concorrente pericoloso: hanno trovato conferma le indiscrezioni secondo le quali nei mesi scorsi i tedeschi avrebbero conquistato una presenza consistente tra le medie imprese di un certo rilievo attuando una politica dei prezzi «feroce», al punto da essere accusati di dumping da altri produttori. E questo senza avere alcun punto di produzione nel nostro Paese: con l’acquisto di Endesa Italia e con l’entrata in funzione della nuova centrale di Livorno Ferraris, E.On sarà in grado di condurre una politica ancora più aggressiva. Sempre che, una volta conquistata una quota di mercato, non ritenga più opportuno deporre le armi.
Tra l’altro, E.On è già presente in Italia (essenzialmente nel Nord) nel gas attraverso la controllata Thuga, con una quota intorno al 5% del mercato.
Quanto ai tempi dell’ingresso di E.On in Endesa Italia, ieri Zuccoli ha detto che «è una trattativa molto complicata perché ci sono diversi attori, bisogna trovare un equilibrio. Credo che si chiuderà presto, probabilmente entro marzo». «Una decisione verrà presa entro fine giugno» ha detto da parte sua Klaus Schafer, ad di E.On Italia. Due dichiarazioni solo apparentemente contraddittorie, secondo fonti vicine alla trattativa: l’accordo dovrebbe arrivare entro il prossimo mese, il closing entro la prima metà dell’anno, come sempre affermato. Fonti di agenzia sostengono che il prezzo pagato da E.On per tutti gli asset di Endesa Europa potrebbe essere intorno a 11,5 miliardi di euro, esattamente a metà tra i 10 offerti dai tedeschi e i 13 chiesti dagli italiani.